Sicurezza
Bergiola fa festa e saluta i bimbi Saharawi
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A sinistra il gruppo di bimbi del Saharawi al Pupa e Mocambo Partito il gruppo di ragazzini che hanno passato le vacanze a Marina
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MASSA. Bergiola ha detto arrivederci ai bimbi del Saharawi ospiti per il quinto anno grazie alla collaborazione con l'Ufficio Cooperazione internazionale dell'amministrazione provinciale, con una festa a base di cous cous. Il gruppo di bambini saharawi, insieme agli accompagnatori, è stato ospite per alcune settimane nella scuola elementare della frazione, messa a disposizione dal Comune di Massa. E ha passato il tempo al mare, approfittando dello sforzo di Riviera Apuana che gli ha aperto gratuitamente la bellezza di otto stabilimenti balneari (Beppe, Punto mare, Sara, Oliviero, Hermitage, Pupa e Mocambo, Milano e Bigini). Tra un tuffo e l'altro le merende molto apprezzate alla pasticceria Fiorentina, che ha dato brioche e dolci a questi bimbi costretti a una vita in esilio da quando sono nati. Dall'inizio di luglio una ventina di ragazzini e ragazzine sono stati seguiti dai volontari della Croce Verde di Marina di Massa (responsabile tecnico Marco Pedroni). Hanno accompagnato i bimbi saharawi nei bagni - noi li abbiamo seguiti al Pupa e Mocambo di Riccardo Prosperi -, facendoli divertire con il patino, con l'animazione degli stabilimenti e con quanto di nuovo hanno trovato in una realtà lontana mille anni luce dalla loro. Il progetto massese, seguito con amore dal funzionario provinciale Nino Ianni, altro non è che una costola del piano nazionale dell'associazione emiliana Kabara Lagdaf (il presidente Fabio Campioli ha lodato l'iniziativa di Marina). Quattrocento bimbi sono stati ospitati da famiglie (in Campania, per esempio) oppure da strutture come la scuola elementare di Bergiola. E hanno passato più di un mese di vacanza. Lontano dalla realtà che tanto li opprime. Ma non è che finita l'estate ci si dimentica di loro. Anzi. Tre dei venti che sono stati a Massa-Carrara non hanno fatto rientro a casa perché saranno operati a Modena per curare una brutta forma di calcolosi renale. La Croce Verde marinella invece a ottobre andrà a trovarli nei campi profughi del Sahara. Per questo Pedroni e i suoi volontari lanciano un appello ai massesi e ai carrarini: c'è bisogno di farmaci, antibiotici in primis. Ma anche anti infiammatori (l'Otalgan per esempio non si trova), prodotti pediatrici e anche guanti usa e getta e termometri. Basta un piccolo sforzo per portare tanti benefici a questo popolo davvero sfortunato. Ai volontari che li hanno accompagnati a Milano a prendere l'aereo per il ritorno a casa (volo Air Algeria, l'unica compagnia che riconosce i Saharawi), oltre alle giornate passate al mare a ridere e scherzare restarà il ricordo della gita all'Acquario di Genova: «Li abbiamo visti mentre guardavano i pesci e i pinguini, davvero un'emozione immensa», concludono alla Croce Verde. Basta davvero poco per dare una mano a questo popolo, una scatola di medicinali se non salva una vita la migliora nettamente. In fondo anche in tempi di ticket e redditometri la solidarietà deve continuare a farla da padrona. O no?
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