Proteste
Rischio stangata da due milioni
A.B.
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Due immagini dellalluvione disastrosa del 2003 e, più sotto palazzo civico Alluvione, la ditta Soena chiede maxi-danni otto anni dopo
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CARRARA. Una spada di Damocle, sotto forma di richieste di rimborso faraonico - tra i 2 milioni e i 2 milioni e mezzo di euro - che pende sulla testa del Comune. È il ricorso promosso dalla Soema srl, azienda di materiale elettrico devastata, in quella maledetta sera del 23 settembre 2003, dalla furia del Carrione, tracimato oltre gli argini. Quando il torrente che tutti conosciamo, si trasformò in un mostro di fango, che si portò via la vita della signora Ida Nicolai, e travolse le case e i fabbricati posti lungo il suo corso. Come il magazzino della Soema, in via Stabbio 1, stipato del materiale elettrico che la ditta commerciava e installava, forte di molte importanti commesse con la pubblica amministrazione. Si trattava di 800mila euro di merce circa, cancellata in poche ore da mezzo metro di fango, che turbinava tra gli scaffali del magazzino. Stessa sorte per l'officina, con i preziosi macchinari da lavoro, per gli uffici e per il parcheggio dove erano alcune autovetture. Il giorno dopo l'alluvione, i titolari Remigio Soldati e Renato Palagi, insieme ai 15 operai e 3 impiegati della ditta, erano già impegnati per tentare di liberare i loro locali dall'acqua. Un disastro originato, secondo Soema, dal vicino ponte di via Stabbio, ostruito da rifiuti e detriti che il fiume aveva accumulato sotto l'arcata. E che qualcuno avrebbe dovuto tenere invece pulito. Un vero e proprio muro su cui si è infranta l'enorme massa limacciosa, che scendeva in velocità lungo il letto del torrente, gonfiata dalla "bomba d'acqua" (140 millimetri di poggia in 90 minuti) autunnale, trovando infine sfogo per la strada e causando danni che, come dimostra questo caso, ancora oggi sono tema di recriminazioni e controversie legali. Da allora l'azienda ha chiamato in causa Regione, Provincia e Comune, con numerose lettere che chiedevano un cospicuo rimborso. Niente da fare, sebbene da piazza 2 giugno fosse arrivata un'offerta, giudicata però non sufficiente. Tuttavia la prescrizione, che per legge scatta dopo 5 anni di silenzio, non è mai intervenuta perché Soema non ha mai smesso di farsi sentire. Otto anni di tempo, durante i quali la ditta si è rimessa in piedi ripartendo quasi da zero, affrontando spese imponenti per mettere in sicurezza le strutture danneggiate, e accedendo ad un corposo finanziamento bancario per farcela. Tutto questo forma il conto salatissimo riportato oggi sull'istanza, che si trova sulla scrivania del Tribunale delle Acque di Firenze. E che potrebbe rappresentare un colpo pesantissimo, per le esangui casse del Comune; Comune che dall'altra parte declina ogni responsabilità, e si fa forte di alcuni casi similari, la cui interpretazione giuridica presso il Tribunale della Acque di Torino sembra arridergli. A dicembre ci sarà la prima udienza; certo è che se il procedimento non dovesse essere favorevole al Comune, si aprirebbe un'altra voragine nei già difficili conti di palazzo civico.
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