Trasporti
«La Resistenza val bene una multa»
Gianluca Uberti
Sulle affissioni l'Anpi risponde per le rime alla Destra
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AULLA. La Provocazione di Stefano Paglini, esponente della Destra Lunigiana, che aveva chiesto al Comune di Aulla di comminare una multa all'Anpi Villafranca - Bagnone per avere affisso abusivamente manifesti, non è passata inosservata. L'Anpi e gli Archivi della Resistenza - Circolo Edoardo Bassignani replicano duramente a Paglini: «I cittadini di Aulla, che hanno buona memoria e senso della misura, potranno da soli comparare i due casi e ricordare a quale imbrattamento fu sottoposta Aulla con il faccione di Storace (cabine telefoniche, pensiline degli autobus e cassonetti compresi)». Le due associazioni, però, non si fermano qui e precisano che «l'Anpi non è una "società", ma una associazione, e che quella di Merizzo non è una sagra, ma una festa politica e popolare, senza fini di lucro, che mette al centro la divulgazione dei valori antifascisti e della Carta Costituzionale, attraverso le testimonianze, il teatro e la musica. Se poi il sindaco di Aulla ritiene il nostro comportamento sanzionabile, faccia pure: noi siamo in grado di prenderci le nostre responsabilità. Invece a lui, almeno così crediamo, toccherà rendere conto agli elettori che il Comune di Aulla multa l'antifascismo e la Resistenza, e con essi l'associazionismo. L'importante è che sia a tutti chiaro che la Resistenza ha piena legittimità sui muri delle nostre città, nelle lapidi, nei nomi delle vie, se occorre anche nei manifesti abusivi, e che non riusciranno Paglini & co. a riscrivere la storia della lotta di Liberazione». Le associazioni sottolineano anche il fatto che l'intervento di è uscito in concomitanta con l'anniversario della strage di Vinca, «in cui i nazifascisti si coprirono degli orribili crimini che conosciamo». E concludono: «Quindi, davvero non ci tiriamo indietro, se occorre, dal pagare una multa, perché siamo convinti che la Resistenza sia un "bene comune" da difendere sempre e comunque: quanto, invece, a Paglini e alla cultura politica che rappresenta si rassegni, i conti con loro li abbiamo chiusi il 25 aprile del 1945».
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