Proteste
«Ho pagato e mi ritocca la coda»
Chiara Sillicani
C'è parecchia fila, si lamenta chi deve integrare la quota già versata
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MASSA. Sali pochi scalini, la porta a vetri scorre e di fronte a te c'è un mondo: il distretto sanitario di via Bassa Tambura è l'immagine della sanità apuana. Ti guardi intorno e scopri che Asl significa accoglienza, informazione, cure. Perchè i pazienti si aspettano - a ragione - tutto questo. Sempre. Anche ieri mattina, nella giornata in cui entrano in vigore i ticket aggiuntivi su farmaci e visite specialistiche. Giorno in cui, anche senza grossi disagi, la fila tocca. Agli sportelli del Cup. E c'è chi guarda sconfortato il bigliettino e conta quante persone arriveranno allo sportello prima di lui. Insomma, nessuno esaspera i toni, ma la coda c'è eccome. E non di qualche minuto. Tocca a tutti. Ecco allora, davanti all'ingresso, Laura Mignani, consigliere comunale. Deve fare la visita per il rinnovo della patente ed è alle prese con l'autocertificazione del reddito familiare: «Mi hanno consegnato il modulo - spiega da utente - e lo sto compilando, speriamo di fare velocemente, non vorrei perdere l'appuntamento». Di fronte al punto informazioni di gente ce n'è davvero tanta: qualcuno entra, vede che l'attesa agli sportelli è parecchia - nonostante la fila scorra - e ne approfitta per saperne di più. Un bel da fare per Maria Teresa Antoni, l'operatrice addetta all'accoglienza: allunga un modulo ad uno, spiega che il reddito di riferiemnto è quello familiare ad un altro. Il distretto è pieno: è martedì, giorno di mercato, la mattinata più affollata della settimana. Katia Ginocchi è ben informata: «So che i ticket partono oggi, immaginavo che ci fosse parecchia gente», ma a stupirla è il fatto di dover integrare il ticket per prestazioni già pagate: «Avevo deciso di pagare in anticipo la visita per evitare la coda, oggi invece mi trovo costretta ad aspettare il mio turno per versare la differenza». Stessa sorte anche per Carlo Adani: lunedì ha pagato la visita fissata per martedì mattina, ma quando è arrivato al distretto ha scoperto di dover rifare la coda per integrare la cifra. Lui però è ottimista: «Il mio reddito familiare lo conosco, quindi conto di compilare rapidamente il modulo». Cinzia Iacopetti ha l'attestazione Isee tra le mani, esce da un patronato, aveva bisogno del documento per iscrivere il figlio all'università. Due piccioni con una fava. Certo, qualcuno ha ancora le idee confuse, così confuse che si presenta allo sportello Cup con il 730 tra le mani: per i più anziani non è facile capire il complicato mondo della dichiarazione dei redditi e arrivano in via Bassa Tambura con un malloppo tra le mani. Vita più dura per chi la coda la fa per un familiare; qualcuno apre e chiude la cartellina, ricontrolla, foglio dopo foglio, che ci sia tutto: delega, fotocopia del documento, autocertificazione. «Sa com'è, non vorrei aver dimenticato qualcosa e dover fare nuovamente la fila». Poi ci sono gli esenti per patologia, le loro sono domande insistenti: le medicine che servono per far fronte alla loro malattia non le pagano, nè a loro è richiesto un solo centesimo di ticket, ma hanno bisogno di rassicurazioni, vogliono essere certi che non dovranno sborsare soldi. C'è da aspettare, dunque, ma l'aria condizionata, mentre fuori l'asfalto ribolle, aiuta. E tutto fila liscia. Ad aspettare il turno dal medico. Sali una rampa di scale e la realtà è un'altra. Lì "approda" chi la sfida ticket l'ha giù superata e aspetta di essere visitato. Nell'ambulatorio di dermatologia, al primo piano, c'è il dottor Marco Giandomenici. Lui è ottimista: «La confusione era ipotizzabile, ma le cose sono andate molto meglio di quanto ci aspettassimo. I pazienti si dimostrano molto comprensivi. Soltanto un paio sono stati costretti a tornare al Cup: avevano già pagato il ticket e dovevano versare la differenza. L'importante - ecco tutto l'ottimismo del medico - è accogliere le persone con il sorriso. L'accoglienza è una parte importante della prestazione sanitaria. Soprattutto qui - aggiunge». Perchè, dopo lo scndalo Asl e il buco da 300 milioni di euro, nessuno si senta vessato, ma viva il ticket come un contributo di solidarietà. A cui non è chiamato chi deve ogni mese sbarcare il lunario.
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