La manifestazione
Rischio tsunami sui consigli comunali
Andrea Bonatti
La manovra potrebbe ridurre di più della metà i rappresentanti dei cittadini
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AULLA. Avrà effetti dirompenti la manovra finanziaria se sarà confermata dal parlamento nella sua attuale forma. Sugli enti locali lunigianesi si abbatterà uno tsunami: a parte la cancellazione di Comano, perché ha meno di mille abitanti, il numero dei consiglieri sarà più che dimezzato, e quasi dimezzato quello degli assessori. Risultare fra gli eletti sarà davvero complicato. «Nei piccoli comuni fare politica è volontariato puro: lo si fa per amore della propria terra e della propria gente, portando via tempo alla famiglia e certo non rischiando di diventare ricchi». Parole amare di Riccardo Ballerini, sindaco di Casola, che sintetizza il pensiero dei suoi colleghi della Lunigiana, in merito ai tagli agli enti locali previsti dalla finanziaria bis di metà agosto. Il Comune che presiede, vedrà dimezzati gli assessori, e portati quasi ad un terzo i consiglieri comunali. Sempre che riesca a sfuggire alla mannaia della cancellazione: i dati Istat al 31 dicembre 2010 gli attribuiscono 1055 residenti, quando la soglia per non venire tagliati è di mille. Si aspetta quindi con le dita incrociate il prossimo censimento, che scatterà tra poco più di un mese e mezzo, per vedere se quel manipolo di anime sarà ancora lì, a fare la differenza tra sparire o sopravvivere. In ogni caso il governo del Comune di Casola potrà avvalersi al massimo di due assessori e cinque consiglieri. Così anche Zeri, Bagnone, Tresana, Podenzana, Filattiera e Mulazzo; ovvero tutti i comuni che non superano le 3mila anime. La "cura dimagrante" per chi ha tra 5mila e 10mila abitanti invece - ovvero Fivizzano, Pontremoli, Licciana Nardi e Fosdinovo - porterà ad un tetto di quattro assessori e nove consiglieri. In mezzo c'è Villafranca, nella fascia tra 3mila e 5mila abitanti, che avrà tre assessori e sette consiglieri. Ai due estremi Comano e Aulla: il primo, con soli 771 residenti, è destinato a sparire dopo più di un secolo di esistenza; il secondo, con 11129 residenti (tutti i dati sono dell'Istat, aggiornati al 2010), non vedrà intaccata la forza del proprio governo. Perché questo è il primo timore di quasi tutti i primi cittadini della Lunigiana: non riuscire più ad avere il polso di un territorio comunale complesso, e a volte molto esteso. «Qualcuno mi spieghi come potrà il Comune di Fivizzano - si chiede il sindaco Paolo Grassi - rappresentare un territorio di 174 km quadrati e 94 frazioni, con soli 9 consiglieri. È impensabile: pensi che quindici anni fa eravamo 30 a fare questo lavoro». «Con 5 consiglieri e due assessori - predice Sandro Donati, sindaco di Mulazzo - a rappresentare tante valli, oltretutto non facili da percorrere, praticamente il sindaco diventerà una sorta di piccolo podestà. Mi sembra che questo sia il viatico verso la soppressione, perché a quel punto sì che un Comune diventerà inutile, non avendo più le forze per stare sul territorio. Se questo serve per il bene della nazione ci adegueremo, ma a malincuore». «Ma è bene che si sappia che questi tagli nei piccoli comuni - sottolinea Oriano Valenti, sindaco di Tresana - porteranno a risparmi irrisori: un consigliere comunale ha un rimborso di 15 euro a convocazione, che capita cinque o sei volte l'anno; un assessore riceve 115 euro al mese se è un lavoratore dipendente, e 220 se è pensionato. Io ne prendo 335 netti... ma sono veramente questi gli sprechi della politica in Italia?». Le cifre sono pressappoco quelle anche per il resto degli assessori e dei consiglieri dei Comuni lunigianesi. «La solita cosa all'italiana - osserva amaramente Pietro Cerutti, sindaco di Villafranca - è un sistema per non colpire i veri sprechi e i veri interessi. I costi qua sono quasi nulli, molti consiglieri non vengono neanche a ritirare i 15 euro di rimborso che gli spetterebbero. La "casta" è sicuramente altrove». La parola al Parlamento, che dovrà confermare la secca sforbiciata o cercare altre forme di introito per pareggiare i risparmi previsti.
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