Finanza
Medievalis, si rievoca l'antico postribolo
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Ledizione di Medievalis dello scorso anno: un corteo in costumi depoca Sei ragazze impersonano "donne di malaffare" in abiti d'epoca
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PONTREMOLI. Una stanza modesta, con un letto semplice e alcune pelli sul pavimento, forse una tinozza con dell'acqua. È la "casa delle casarenghe", la riproduzione di un postribolo medievale, allestito per la prima volta per "Medievalis 2011" proprio accanto all'entrata del castello del Piagnaro, per quella che promette di essere una delle attrazioni che desteranno più curiosità di tutta la manifestazione. «Sei ragazze, quattro pontremolesi e due dalla provincia di Livorno, tra i 20 e i 45 anni - spiegano gli organizzatori - impersonificheranno le donne di malaffare della casa, tutte con abiti che sono riproduzioni le più fedeli possibili di quelli del tempo». Le chiamavano "casarenghe", «le femine dishoneste e impudiche - recita un documento bolognese del 1525 - che tengono cativa vita», perché praticavano la professione in una casa chiusa; distinte dalle "meretrici del luogo pubblico", le colleghe che si offrivano in strada. Dovevano sottostare a rigide regole di comportamento, prima di tutto nell'abbigliamento, che era minuzionsamente descritto nelle "Leggi suntuarie" che ogni comune medievale emanava, e regolava la moda di tutti i cittadini, codificata a seconda del ruolo nella società. Le prostitute dovevano essere subito riconoscibili, per non confondersi con le dame della nobiltà, e avevano solitamente licenza di indossare abiti un pò più succinti. «Le casarenghe, non possono portare veste di drappo d'oro, né di argento, né di seta, né di raso, né di damasco - si legge nel regolamento bolognese - ma possono andare spettorate e sgolate come a loro piace e a voler suo senza pena alcuna». «Ogni città prescriveva una propria moda, che cambiava nel tempo - spiegano gli organizzatori della "Compagnia del Piagnaro" - noi abbiamo consultato alcuni codici e miniature antiche, e abbiamo scelto la combinazione di un abito giallo, aperto sulle spalle, con sotto una camicia; non è troppo lungo, lascia scoperte anche le caviglie, cosa che sarebbe stata assolutamente sconveniente per una nobildonna. Infine due particolari: le "aiguilette", nastri rossi legati alle calze, e i sonagli, uno attaccato al cappuccio e uno alla cintura, proprio come gli appestati». Un richiamo per i clienti quindi, ma anche un allarme: «Non è un caso che certe prescrizioni accomunassero le meretrici, per esempio agli ebrei o ai musulmani - continuano - tutte queste persone avevano uno status particolare all'interno della società, in cui non erano sempre ben accetti». Ognuna delle figuranti ha persino un nome dell'epoca: come Grusa, Mingarda, Pomponia e Adalascia. Nel postribolo saranno esposti alcuni pannelli con 20 pergamene, che spiegheranno la vita difficile di queste signorine, tra leggi severe e una società che le disprezzava, sebbene l'amore mercenario fosse pratica che accomunava sovrani, contadini, cavalieri e ecclesiastici. «Le ragazze che faranno da figuranti nel postribolo - raccontano - erano forse un po' imbarazzate all'idea di entrare in questa parte, ma sono tutte appassionate di queste ricostruzioni storiche e il ruolo è sicuramente affascinante. Se riscuoteremo successo, il prossimo anno cercheremo di trovare un ambiente più ampio, per riuscire a trasmettere ancora più efficacemente l'atmosfera di un bordello medievale». A.B.
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