Il Tirreno

Fivizzano. Roberto Oligeri: il Governo ha bloccato l’esecutiva di condanna emessa dal Tribunale militare a carico degli ex nazisti autori del massacro

Strage di San Terenzo, appello al Quirinale

Marco Landini
Il presidente Napolitano e sopra il monumento ai martiri di San Terenzo
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Il presidente Napolitano e sopra il monumento ai martiri di San Terenzo

Petizione del comitato vittime al presidente Napolitano per fare rispettare i doveri della Germania

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 FIVIZZANO. Come ogni anno nel mese di agosto vengono commemorate le efferate stragi compiute dai nazisti nel 1944. Venerdì prossimo sarà la volta di San Terenzo Monti dove quest'anno, oratore ufficiale sarà Romano Franchi, sindaco di Marzabotto, il Comune bolognese teatro di uno spaventoso massacro di civili con oltre mille martiri per mano dalle SS del maggiore Walter Reder.  Riguardo ai sanguinosi fatti accaduti nella località fivizzanese il 19 agosto 1944 dove morirono 159 civili inermi, si deve aggiungere il positivo intervento del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il quale, a seguito di una petizione dal comitato vittime civili con cui gli si chiedeva di fare applicare le sentenze del Tribunale Militare di Roma con le quali erano stati condannati alcuni ex nazisti responsabili delle stragi di San Terenzo e Vinca e anche la Repubblica federale tedesca, ha fatto pervenire una nota nella quale si precisa che sono stati interessati sulla vicenda i competenti organi del Ministero della difesa e che, appena possibile, saranno fornite notizie in merito ai quesiti posti nella petizione.  Sull'argomento, interviene Roberto Oligeri vice presidente del comitato vittime civili e promotore della petizione al presidente Napolitano «ai tanti che mi contattano da ogni parte della nostra provincia e anche da altre località della Toscana per avere informazioni su queste tematiche, posso riferire che il presidente della Repubblica ha preso a cuore le tragedie che hanno colpito le nostre comunità e le sta direttamente seguendo. Il nostro intervento nei confronti del capo dello Stato - prosegue Oligeri - del resto s'era reso necessario in quanto, dopo mezzo secolo d'insabbiamento delle stragi nazifasciste perpetrate in Italia, con i relativi fascicoli nascosti nell'Armadio della Vergogna, all'indomani delle ultime sentenze di condanna nei confronti delle superstiti SS e della Germania, l'attuale Governo ha pensato bene di bloccare l'esecutività delle stesse per tutto il 2011».  E così commenta Roberto Oligeri, che nalla strage del 19 agosto del 1944 perse cinque fratelli tra i 3 e i 19 anni «quindi, mentre nel nostro Paese si continua istituzionalmente a far in modo che le vittime di quelle terribili carneficine mai possano avere giustizia, una bella lezione morale ci viene dai componenti del gruppo tedesco "Keine Ruhe" che, tradotto, suona come "Senza tranquillità", i quali recentemente a Berlino, dopo la sentenza del Tribunale di Verona in cui sono state emesse condanne anche per la strage di Mommio, hanno organizzato un'affollata manifestazione di fronte la casa di uno dei condannati, l'ex sottotenente della divisione paracadutisti "Hermann Goering", Helmuth Odenwald; manifestazione svoltasi pacificamente, dove, con manifesti e altoparlanti, tutti gli abitanti del quartiere sono stati informati dei crimini commessi in Italia contro donne e bambini da parte del loro anziano concittadino».  Un accenno infine a ciò che accade a livello locale: «Le cose sono ben diverse: leggo che si vuole scoprire la verità su chi uccise don Lorenzelli qualche mese prima che la guerra finisse. Nel libro "Stole insanguinate", edito da Artigianelli di Pontremoli, l'autore, don Bruno Ghelfi, prete partigiano, scrive "Aveva idee fasciste, ma era forse il solo? Venne barbaramente massacrato da uomini che si meritano il titolo non di patrioti, ma di delinquenti. Io non so - prosegue Oligeri - se lo sfortunato sacerdote sia stato ucciso solo per le proprie idee politiche, so con certezza che l'allora parroco di San Terenzo Monti, don Michele Rabino, venne ucciso come un cane davanti la sua canonica dalle SS del maggiore Reder. "Pastore kaputt, lui capo dei partigiani" dissero a mia madre che di don Michele era la nipote. Reder, il capo di quegli assassini, uno dei pochissimi nazisti a finire in carcere per quei delitti, nel 1985, con un colpo di mano, venne rispedito in Austria dall'allora presidente del Consiglio, Bettino Craxi: gli autori materiali del delitto, nessuno mai si prese la briga di rintracciarli. In quel tempo ci pensò l'Armadio della Vergogna a nascondere tutto; oggi l'opera d'insabbiamento continua con il decreto Berlusconi del 28 aprile 2010 che blocca le sentenze di condanna. È veramente diabolico che il nazifascismo, a tanti anni di distanza, abbia ancora la forza di dividere la nostra gente su quelle tragedie sofferte; sembra che tutto venga svolto e organizzato al fine di spegnere i riflettori puntati su Hitler e Mussolini, i veri responsabili dell'aver trascinato il mondo intero nell'immane catastrofe della seconda guerra mondiale. E, a mio modesto avviso, la vicenda di don Lorenzelli, per quanto giusta e lecita, mi sembra rientri in questo genere di cose».

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