Il Tirreno

Medico replica alla donna incinta che ha atteso 2 ore

«Macché odissea, era in corso un complesso parto gemellare»

<b>NURSERY.</b> I bambini al nido in una foto d&#146;archivio
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NURSERY. I bambini al nido in una foto d’archivio

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 MASSA. La storia è quella di una donna al secondo mese di gravidanza che racconta al nostro giornale una spiacevole vicenda. Riferisce di «aver avuto una piccola perdita, di essersi rivolta a ginecologia e di aver atteso due ore senza un accenno fino alla decisione di raggiungere l'ospedale di La Spezia» dove è stata rassicurata. L' attesa sarebbe giustificata dal fatto che i due medici fossero impegnati in un parto gemellare. Il dottor Carlo Di Stefano replica all'articolo, raccontando la sua versione: «Quel pomeriggio (sabato 30 luglio) ci siamo impegnati per garantire la migliore assistenza ad una futura mammma di due gemelli». Per la donna era stata scelto il parto naturale che richiede un notevole impegno del personale medico: «Le società scientifiche e le evidenze mediche - spiega Di Stefano - ci invitano alla riduzione del tasso del cesareo anche, se indicato, nelle gravidanze gemellari». Serve, però, «un maggior impegno a livello umano e professionale. In questi casi l'equipe si raccoglie attorno ai futuri genitori e solo situazioni di pari impegno, o ancora più gravi, giustificano l'allontamento di uno o più operatori. La presunta minaccia d'aborto del primo trimestre - e si riferisce alla donna in attesa - non è per fortuna tra le condizioni da codice rosso. Sono molto rari i casi di profuso sanguinamento legato a particolari patologie e in nessun caso verrebero ignorati in un reparto di ostetricia e ginecologia. Prova ne è il fatto che la signora, dopo essere stata avvertita dell'attesa, è restata due ore». In quel lasso di tempo - riferisce il medico - è nato naturalmente uno dei due gemelli ed è stato eseguito un taglio cesareo d'emergenza perchè il secondo bambino aveva assunto purtroppo una postura che rendeva pericoloso il prosieguo del travaglio. Sottolineo - da come ci è stato riferito - che nessuno si è mai permesso di dire o di indicare alla paziente di rivolgersi ad un altro reparto di ostetricia. Capiamo l'onda emotiva, per carità, ma non desideriamo essere indicati come coloro che invitano i pazienti ad andare altrove. Tutt'altro. È per tale motivo che probabilmemente l'unità operativa, di cui sono orgoglioso far parte, attira sia in campo ostetrico che ginecologico sempre più pazienti da un'area che va oltre La Spezia a nord e oltre Livorno a sud». Poi un'ulteriore precisazione: «La direzione non mi ha, per il momento, evidenziato una denuncia o una lamentela fatta presso l'Urp».

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