Il Tirreno

Dopo 30 anni ancora senza cattedra

Andrea Bonatti
Dopo 30 anni ancora senza cattedra

Lo sfogo di un'insegnante precaria: mi barricherò al Provveditorato

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CARRARA. «Quel posto da insegnante di sostegno mi spetta di diritto, lo attendo da 30 anni. Non è giusto che venga assegnato ad un'altra». Lo sfogo amaro è di Carla Ferrari, 54 anni d'età e 30 di precariato nella scuola superiore, che teme di non vedersi assegnare una cattedra che, sostiene, le spetta di diritto. «Proprio nell'anno in cui è andata in pensione una collega nella mia stessa area di insegnamento, il Provveditorato attribuisce quel posto ad un insegnante di un altro campo, e con un punteggio molto più basso del mio».  Non riesce ad accettarlo Carla Ferrari.  Dopo tanto duro lavoro, quasi tutto dedicato a ragazzi affetti da disabilità, vedeva il traguardo di un contratto a tempo indeterminato davanti a lei.  Una svolta a lungo agognata: la certezza di poter dare continuità al proprio lavoro, di poter svolgere un percorso didattico di anni con gli alunni che hanno maggiori difficoltà. Con cui gli insegnanti di sostegno stabiliscono spesso preziosi rapporti umani, prima che professionali.  «Invece il Provveditorato stabilisce che rimarrò ancora fuori - teme la signora Ferrari - nonostante sia la prima della mia graduatoria: tutto questo in virtù dell'inspiegabile ripartizione delle cattedre».  I docenti sono suddivisi in quattro aree di insegnamento (scientifica, umanistica, tecnica e psicomotoria). Le scuole superiori di ogni provincia richiedono ogni anno un certo numero di insegnanti di ruolo per ciascuna di queste aree, a seconda delle proprie necessità formative. Per intenderci: un liceo scientifico avrà bisogno di più docenti di matematica di un liceo classico, a cui a sua volta serviranno docenti del campo umanistico. La somma delle richieste perviene al Provveditorato, che compone poi le cattedre proporzionalmente al numero di richieste ricevute.  In base ad un documento redatto dalla Cgil, per il prossimo anno scolastico le richieste nell'area psicomotoria, l'area di appartenenza della signora Ferrari, per la nostra provincia sarebbero state 25. Che lasciava presupporre un'offerta di 16 cattedre. «Invece i posti saranno solo 15 - dice Ferrari - mentre per l'area scientifica saranno 9, contro i 6 che sarebbe stato logico attendersi. Diventeranno di ruolo giovani insegnanti poco sopra i trent'anni che vengono da fuori provincia, con punteggi tra 100 e 150; mentre io che ho un punteggio di 278 sarò costretta a rimanere una precaria. Qualcuno mi deve spiegare secondo quale criterio è stata decisa questa distribuzione».  «In questi anni ho studiato per migliorare il mio lavoro con i ragazzi disabili - racconta l'insegnante - Ho preso una laurea in Scienze della Formazione, e sto finendo quella in Psicologia. Tra 6 anni potrei andare in pensione senza aver mai avuto una cattedra. Sono pronta a barricarmi nel palazzo del Provveditorato se non vedrò riconosciuti i miei diritti».

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