Il Tirreno

Dall'Africa a Marina, odissea di 5 profughi

Luca Borghini
Alcuni dei profughi ospitati a Marina
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Alcuni dei profughi ospitati a Marina

Sbarcati a Lampedusa, ora sono ospiti alla Santissima Annunziata

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 MARINA DI CARRARA. Hanno viaggiato per centinaia di chilometri, a bordo di mezzi di fortuna, hanno sfidato frontiere, attraversando il deserto del Sahara, fino a giungere in Libia propria quando il regime di Gheddafi iniziava a vacillare sotto i colpi del vento rivoluzionario dell'intero Maghreb. Sulle coste di Tripoli hanno sfidato ancora la sorte imbarcandosi sulle "carrette" del mare per compiere quel viaggio della speranza che gli ha condotti fino a Lampedusa. È la storia dei cinque profughi arrivati ormai un mese e mezzo fa in città, ospitati dalla Regione Toscana e dal comune di Carrara in un piccolo appartamento all'interno del complesso della Ss. Annunziata di Marina di Carrara. Dei cinque ragazzi, tre sono camerunensi: Thomas, 26 anni, Mathen, 24 anni, e Gilbert, 28 anni; Yakouba, 35 anni, arriva invece dalla Costa d'Avorio. E' partito qualche mese dopo la crisi culminata in violenti scontri armati tra i sostenitori del precedente presidente Gbagbo e di quelle del nuovo presidente Ouattara. Il quinto profugo è Mohammed, appena diciannovenne, giunto in Libia dalla Guinea. Tutti i cinque parlano perfettamente due lingue, l'inglese e il francese - così è stato possibile parlarci. Incontriamo per primo Thomas, ci accoglie con un sorriso e ci racconta in un inglese perfetto la sua storia: «Vengo dal Camerun, per arrivare in Italia ho dovuto viaggiare fino in Libia - ci racconta con un sorriso sorprendente se soltanto ci si immagina le peripezie del viaggio - sono sbarcato in Italia ormai due mesi fa, dopo pochi giorni sono stato trasferito qui. E' un mese e mezzo che siamo a Marina di Carrara, stiamo bene». Ospitati nell'appartamento in gestione al Comune all'interno dell'area della Ss. Annunziata i ragazzi alla mattina, cinque giorni la settimana, hanno un corso d'italiano - efficace a giudicare da come lo parlano - il pomeriggio invece sono liberi di andare in giro per la città. «Abbiamo girato Marina di Carrara - raccontano - sotto le montagne c'è Carrara giusto? - ci chiedono - ci piacerebbe visitarla». Ognuno dei cinque ragazzi si porta dietro storie di viaggi incredibili in cui per inseguire una speranza hanno giocato con la sorte ma adesso hanno voglia di ricominciare a sperare in Italia. «Per arrivare in Libia ho attraversato due paesi - racconta Mohammed, il più piccolo, soltanto diciannovenne - non è stato facile dalla Guinea sono andato in Malì poi in Algeria e infine in Libia quando stavano iniziando i disordini». Lo racconta candidamente ma alle sue spalle ci sono 4mila chilometri, molti dei quali attraverso il deserto. Ora toccherà alla città incontrarli per conoscere le loro storie e offrire integrazione.  

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