Il Tirreno

La Eaton caccia gli operai

La Eaton caccia gli operai

Tensione alla fabbrica occupata dopo il blitz dell'azienda

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 MASSA. Sono arrivati prima dell'alba e sono entrati nella fabbrica occupata. Poi i vigilantes ingaggiati dalla Eaton hanno invitato gli operai che tenevano il presidio ad uscire. E alla fine le guardie giurate si sono chiuse alle spalle i cancelli, interrompendo l'occupazione della fabbrica dismessa che durava dal 6 ottobre scorso. Il blitz ordinato dalla multinazionale americana ha però fatto di nuovo salire il livello di tensione. E così, mentre gli operai licenziati minacciavano di fare irruzione nella fabbrica con la forza, è iniziata una nuova, serratissima trattativa.  Il blitz. Quando sono arrivati i vigilantes nella fabbrica c'erano solo due operai. «Ho sentito dei rumori - spiega uno dei lavoratori - e poi mi sono trovato davanti 10-12 vigilantes. Mi hanno detto che dovevamo uscire. E che secondo gli accordi gli operai dovevano abbandonare il presidio». I due operai non hanno opposto resistenza.  Le guardie giurate hanno poi bloccato i cancelli. Subito la notizia si è diffusa. E col tracorrere delle ore davanti ai cancelli della Eaton si sono radunati molti degli operai licenziati. Con loro anche il sindaco Roberto Pucci che ha portato avanti le trattative e cercato di calmare gli animi.  La tensione. Per tutta la giornata la tensione davanti ai cancelli della Eaton è rimasta altissima. Molti degli operai volevano irrompere di nuovo nella fabbrica rioccupandola. Qualcuno ha anche bloccato il passaggio alle guardie giurate impedendo il cambio dei turni.  «Da qui dovranno portarci via con la forza - hanno detto gli operai in assemblea nel piazzale davanti alla fabbrica dalle 14 - e non prima che qualcuno si faccia del male. Quello che è stato compiuto è un vero sopruso. Negli accordi non era stato detto di abbandonare la fabbrica».  Alla fine gli operai hanno deciso di evitare di forzare i cancelli per rientrare in possesso dei locali e di aspettare invece che gli avvocati parlino con gli Stati Uniti, dove si trova la sede legale della azienda.  Gli avvocati sperano di trovare un accordo che permetta ai lavoratori di ottenere almeno l'utilizzo della sala riunioni. I legali di Cgil Cisl Uil e Ugl parlano della possibilità di intraprendere un'azione legale contro la Eaton proprio per questa ennesima forzatura degli accordi.  Il giallo dell'accordo. La Eaton si sta aggrappando ad un cavillo della conciliazione, è stato spiegato, firmata due settimane fa dalle parti (operai e azienda) per concludere la causa di lavoro per licenziamento ingiustificato, in cui risulta scritto che gli operai avrebbero dovuto «portar via dalla fabbrica ogni effetto personale entro una settimana». Ma secondo gli avvocati questa frase non significa che avrebbero dovuto abbandonare il presidio nella fabbrica.  «Alla Eaton, che chiedeva, in una prima bozza di accordo, la rimozione degli stendardi e delle bandiere sindacali - spiegano gli avvocati - è stato opposto un secco rifiuto da parte dei legali e, conseguentemente, neppure tale aspetto simbolico è stato ottenuto dalla Eaton. Ancora di più, se vi fosse stato un accordo in tal senso, non avrebbe avuto ragione di esservi il mero "invito" del giudice per una futura liberazione dell'area».

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