Il Tirreno

«I clienti mi devono un milione di euro»

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L’EDILIZIA: settore in difficoltà nella provincia

Storia di un imprenditore edile, specchio del settore in agonia: i lavori non vengono pagati

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 CARRARA. «Ho 59 anni, faccio l'edile da una vita lavorando per lo più con clienti privati. Ma molti, per via della crisi, non mi pagano e così in un paio di anni ha accumulato crediti per un milione di euro. La mia azienda per ora va avanti lo stesso, ma con questo peso addosso. Non posso fare investimenti perché prima devo garantire lo stipendio ai miei dipendenti». E' una delle tante storie che testimoniano la situazione per nulla facile del comparto dell'edilizia nella nostra provincia.  Situazione denunciata recentemente in commissione comunale lavori pubblici anche da Emanuela Paladini coordinatrice del settore costruzioni di Cna e Antonio Chiappini della stessa associazione. «Spesso il pubblico e il privato non pagano i lavori eseguiti della imprese edili, alcune nostre associate sono "decedute" per questo problema, altre hanno sospeso l'attività». La Regione ha adottato misure di sostegno e semplificazioni nell'iter degli appalti, ma le piccole imprese, che rappresentano il tessuto economico apuano, non riescono ad arrivare ai grandi appalti. «Sono fallite anche grandi società», hanno detto Paladini e Chiappini.  L'edile carrarese che ha crediti per un milione, e che chiede di rimanere anonimo, ha un'impresa con una ventina di dipendenti e una decina di artigiani. «Ad esempio: prendi un appalto in un condominio, fai i lavori, ti danno un acconto e poi alcuni stati di avanzamento, ma poi per prendere gli ultimi se va tutto va bene li ottieni dopo un anno e mezzo. Con questo andamento, mi ritrovo che devo avere un milione di euro da vari clienti, ne sto recuperando una parte attraverso cause legali che però sono lunghe. Fino a qualche anno fa i clienti pagavano velocemente, ora non più». La crisi colpisce tutti, ma l'imprenditore edile si domanda perché la gente fa fare lavori se sa di non poterli pagare. Lui il suo giro di affari ce l'ha per tenere in piedi la propria azienda, «ma quando sono al bar con altri colleghi, è tutto un lamentarsi. Alcuni si sono anche messi a piangere. C'è chi si è fatto prestare soldi per pagare i contributi, in modo da poter avere il Durc», che è il documento unico di regolarità contributiva che attesta l'assolvimento da parte dell'impresa degli obblighi legislativi e contrattuali. Se l'impresa non riesce a pagare i contributi non può avere il Durc e di conseguenza non è più in regola per poter avere lavoro. Un giro vizioso che mette i ginocchio tanti piccoli imprenditori edili.  «Di lavoro - prosegue a raccontare l'imprenditore carrarese - io ne ho abbastanza per assicurare le paghe agli operai. Abbiamo anche assunto un paio di persone ultimamente, nonostante tutto. Ma chi ci tiene in piedi sono solo alcuni ottimi clienti che pagano subito. In questa provincia la maggior parte delle piccole imprese stenta ad arrivare in fondo al mese. Se ne vanno anche gli operai extracomutari e penso che il dramma arriverà a settembre-ottobre».  Paladini e Chiappini hanno elencato numeri preoccupanti sulla crisi delle imprese edili in Toscana «che ora cercano di avvicinarsi agli appalti pubblici», ma il problema non cambia: «Il Comune non ha soldi da spendere, e se appalta lavori rischia di non pagarli, per via del patto di stabilità», ha detto il consigliere Traversi, secondo il quale bisogna invece «ripartire col privato», dando nuovi parametri all'edilizia, come è stato per i sottotetti da rendere abitabili. Per il consigliere Barattini «vanno convinte le banche a finanziare di più le imprese, e a dare più mutui a coloro che vogliono ristrutturarsi la casa». Cna ritiene che debba esserci un tavolo provinciale sull'argomento. C.C.

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