Sicurezza
Salvataggio Cermec, inizia il salasso
Claudio Figaia
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RIFIUTI. Limpianto Cermec per cui è stato chiesto il concordato preventivo Il Comune stanzia 1,1 milioni, ma il conto totale è di 7,6 in 5 anni
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MASSA. 15,7 milioni in cinque anni. Questo è quanto costerà il risanamento del Cermec, ossia il ri-finanziamento della società pubblica per il trattamento dei rifiuti sommersa dai debiti e portata al dissesto da una gestione fallimentare se non (su questo indaga la procura) truffaldina. Costi, va detto subito, che sarà la collettività (quella di Massa e quella di Carrara) a pagare. In modo indiretto e, forse, anche diretto. I massesi faranno la loro parte con 7,6 milioni di euro; i carraresi faranno altrettanto. La Provincia ci metterà 500mila euro (anche quelli soldi pubblici). Risorse che usciranno dalle casse dei Comuni e che saranno inevitabilmente sottratte al finanziamento di forme di spesa pubblica (dalla manutenzione delle strade alle mense per gli asili, dalla cultura ai servizi sociali). Non solo: il pagamento dei debiti attraverso il concordato preventivo richiederà probabilmente un aumento della Tarsu, che lo stesso sindaco Roberto Pucci ritiene poco evitabile. Dunque, i cittadini potrebbero essere chiamati a un esborso anche diretto per contribuire a rimediare al maxi buco della società. Ieri il consiglio comunale ha dato il via libera a questo salasso che - lo ha sottolineato l'assessore alle Finanze Alessandro Volpi - peggiorerà anche il Patto di stabilità. L'intervento finanziario dei Comuni soci (che, in contemporanea, il consiglio comunale di Carrara approvava per la sua parte) è necessario - ha spiegato il sindaco Roberto Pucci - «perche le banche continuino a dare fiducia a Cermec, perchè i lavoratori continuino a mantenere il loro posto, perchè un servizio essenziale di trasformazione dei rifiuti continui a funzionare, perchè le tante aziende creditrici di Cermec abbiano almeno in parte un rientro dei loro soldi». Un milione e 100mila euro sono già stati resi disponibili da una variazione di bilancio adottata ieri (530mila prelevati dall'avanzo di bilancio "non vincolato" e dunqie immediatamente spendibile; il resto dal gruzzolo messo insiame dalle maggiori entrate per varie vosi, in particolare dal recupero dell'Ici). Ma per l'anno prossimno si dovranno reperire - così si snoda il programma di salvataggio - altri 2,2 milioni di euro e altri 1,47 dovranno essere versati nel 2013 (per i successivi due anni il piano non è definito). Un salasso. «Ma questo non deve mai più accadere. Mai più si dovrà arrivare a situazioni di dissesto delle società pubbliche. Occorrono amministratori di qualità alla guida di queste società, e maggiori controlli sul loro operato», ha detto ancora Pucci, aprendo un dibattito sulla questione della efficienza delle aziende pubbliche in crisi (oltre Cermec, Asl, Atn, Evam...) e rischiando di riaprire anche quello sulle responsabilità delle nomine dei dirigenti "autori" del dissesto. Questioni che hanno acceso il dibattito in aula e fatto ripetere sia dalla maggioranza, sia dall'opposizione, che i presidenti delle società partecipate devono presentarsi ogni sei mesi in consiglio comunale a relazionare sull'andamento delle loro aziende. Mai più distrazioni, insomma. Speriamo.
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