Il Tirreno

«Le Terme non rischiano stangate»

Marco Landini
«Le Terme non rischiano stangate»

Il presidente Bardi interviene sul milione da restituire allo Stato

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EQUI TERME. Mentre è in pieno corso la stagione termale, che terminerà il prossimo 31 ottobre, e il trend di presenze rispecchia il dato positivo riscontrato negli ultimi anni, negli uffici delle Terme spa si respira un'aria tra il tranquillo e il preoccupato a seguito della richiesta della restituzione al Ministero dello sviluppo economico di una cifra che supera il milione di euro, residuo di un vecchio finanziamento.  A seguito della domanda inoltrata nel 1989, infatti, le terme di Equi ricevettero negli anni successivi da parte del Ministero in questione tre tranches di finanziamenti, ognuna pari a 207mila euro per un totale quindi di 621mila euro, tutti investiti all'interno dello stabilimento e nell'ampliamento dell'annesso Hotel.  Adesso, a distanza di oltre vent'anni, il Ministero rivuole quei soldi nel tempo lievitati tra spese e interessi fino a superare il milione di euro sostenendo che i finanziamenti erogati attraverso il Patto territoriale siano stati spesi non rispettando tutte le clausole previste nelle motivazioni espresse nella richiesta di finanziamento.  Insomma sono state ravvisate delle irregolarità tanto da richiedere indietro i soldi spesi.  Da qui dunque le cartelle esattoriali per la restituzione della considerevole cifra sono passate a Equitalia che non ci ha messo molto a recapitarle negli uffici del consiglio di amministrazione delle Terme di Equi spa.  Sulla questione però il presidente del Consiglio di amministrazione, Piero Bardi che dal 2007 guida con successo le Terme, si dice fiducioso sostenendo che «le motivazioni della richiesta di restituzione dei finanziamenti ricevuti sono insussistenti e per questo aderiremo a tutte le vie legali possibili con primo passo il ricorso inoltrato al Tar toscano, che ci auguriamo che velocemente si esprima sulla questione».  Bardi aggiunge poi che «gli investimenti realizzati sono sotto gli occhi di tutti e analizzando anche tutte le carte tutto risulta essere in perfetta regola quindi non si capisce perché il Ministero a distanza di anni chieda la restituzione della somma».

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