Il Tirreno

Il Cermec in crisi appalta 12 operai

Claudio Figaia
Il Cermec in crisi appalta 12 operai

Stop ad aumenti e scatti di carriera, e parte del personale impiegato nel porta a porta

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MASSA. Stop a ogni scorrimento di "carriera" per i prossimi tre anni, congelati tutti i miglioramenti economici legati alla contrattazione integrativa di 2º livello. E, soprattutto, aumento della produttività del 20%.  Cosa, quest'ultima, che si tradurrà nella "liberazione" dalle attività interne di 12 dipendenti, che potranno essere quindi "appaltati" ad Asmiu e Amia.  Così, con un "sacrificio" straordinario, i lavoratori Cermec scelgono di compartecipare alla crisi dell'azienda e al calvario del concordato preventivo.

L'accordo tra maestranze e presidenza per questa moratoria della contrattazione aziendale è arrivato ieri in tarda mattinata, dopo una non facile fase di trattative e un'assemblea dei lavoratori conclusasi con un quasi plebiscito a favore della politica di "auto-limitazione" salariale (4 contrari e 2 astenuti su un totale di 56 dipendenti).  Un beau geste da parte dei dipendenti e delle organizzazioni che li rappresentano: anche noi, che pure non siamo responsabili ma vittime del dissesto, facciamo sacrifici per salvare l'azienda.  Ma anche una scelta obbligata.

Perchè in Cermec - questo emerge chiaro dal Piano industriale che dovrà essere attuato in parallelo al concordato preventivo - c'è almeno una dozzina di dipendenti "di troppo": esuberi, in termini tecnici, che l'azienda non è più in grado di permettersi.  Con il protocollo d'intesa si concorda - oltre alla moratoria della contrattazione e all'impengo dei dipendenti di non chiedere modifiche degli attuali livelli di inquadramento - una riorganizzazione dell'orario di lavoro con l'introduzione di orari flessibili e modifiche dell'assetto organizzativo dei reparti, mirato a un più razionale utilizzo di mezzi e impianti «anche attinenti all'attivazione di nuovi servizi o segmenti di mercato».

Ciò dovrebbe portare a un incremento di produttività del 20% che permetterà all'azienda a partire dal novembre prossimo di utilizzare il 20% del personale (12 unità, appunto) allo svolgimento di nuove attività. E cioè: in ErreErre, nell'ipotesi di riavvio dell'impianto per la produzione di combustibile da rifiuti mai entrato in funzione, ma già fallito e sotto inchiesta. Oppure, in base ad accordi specifici (ancora da concordare, va detto), potranno essere utilizzati nelle attività di sviluppo della raccolta porta a porta gestiti per favorire la piena attuazione dei progetti di potenziamento della "differenziata". 

Insomma, con la formula dell'acquisizione appalti, si sposterà una parte della forza lavoro all'esterno, salvaguardando così i livelli occupazionali attuali.  Soddisfatto Ugo Bosetti, presidente di Cermec: «Con questo protocollo si dà un contributo al salvataggio di questa azienda che sta attraversando uno die momenti più difficili della sua storia».  Meno entusiasta Paolo Guerra, segretario della Fp Cgil (e, comunque, firmatario dell'accordo): «Accettiamo questa moratoria, ma vogliamo ribadire che in questa, come in altre vicende, non può passare il principio che a pagare siano sempre i lavoratori.

Chiediamo che venga fatta chiarezza a ogni livello sulle responsabilità del dissesto di Cermec e restiamo vigili, perchè temiamo che, aldilà di questa operazione, si vada comunque a un aumento delle tariffe Tarsu, che pagheranno, ancora una volta, cittadini e lavoratori».

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