Il Tirreno

Precarietà e flessibilità. Confartigianato studia le nuove generazioni

I giovani il lavoro lo vogliono sotto casa e subito remunerativo

Luca Menconi
Un giovane al lavoro davanti a un computer
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Un giovane al lavoro davanti a un computer

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 CARRARA. Ci mettono da uno a tre anni per trovare lavoro (dipendente), i giovani che escono dalla scuola. Ma se è difficile la conquista di un'occupazione nella provincia apuana in crisi, si scopre anche che i giovani il lavoro lo vorrebbero possibilmente "sotto casa", e puntano subito al lauto guadagno. É quanto emerge da una indagine di Confartigianato in collaborazione con la Camera di commercio, su "Lavoro, flessibilità e precarietà: valutazioni ed esperienze dei giovani" condotta su un campione di 188 persone della provincia di età fra i 18 e i 30 anni: il 16% laureati, il 38% ha interrotto la scuola senza conseguire il diploma.  Anni per ottenere un impiego (il 46% del campione); un'elevata precarietà, e il 68% ha cambiato già almeno due impieghi. «Un dato che colpisce - ha spiegato Attilio Papini, dirigente di Confartigianato - è la scarsa volontà di spostarsi per trovare lavoro, con il 48% dei giovani che si dichiara contrario a qualsiasi ipotesi di trasferimento e, se costretto, per il 62% preferirebbe le aree limitrofe. Elemento che sorprende se si pensa che l'88% degli intervistati ritiene difficile o pressochè impossibile trovare lavoro in provincia». Non meno preoccupante appare la situazione sul versante informativo: solo il 44% dei ragazzi sentiti conosce la legge Biagi (la normativa del 2003 che individua nella flessibilità il mezzo migliore per l'ingresso nel mercato del lavoro) e addirittura il 76% dei giovani imprenditori non conosce le agevolazioni previste appositamente per loro. Tutto questo si ripercuote sulla vita degli intervistati, che per il 52% stanno ancora nella famiglia d'origine, e sulla loro percezione del mondo del lavoro, con il 55% seriamente preoccupato per la propria condizione di flessibilità ed un'alta insoddisffazione per l'attività svolta fra i lavoratori dipendenti (55%) e fra gli imprenditori (53%).  Il Centro per l'Impiego resta lo strumento principale per la ricerca del lavoro (42%), seguito da Internet (38%) e dall'invio di curriculum nelle imprese (28%). Come conseguenza di questa situazione poco rosea, i livelli di fiducia assegnati alle diverse istituzioni locali sono estremamente bassi, con il 18% al Comune e il 14% alla Provincia, mentre una fetta consistente degli intervistati (38%) nega ogni utilità alla formazione nella ricerca del lavoro. «Purtroppo - dice Gianfranco Oligeri segretario generale di Confartigianato - spesso il mondo dell'artigianato, forte di 3000 mestieri in Italia, è carente di personale qualificato. Per questo saremo a settembre nelle scuole medie e superiori, con seminari e conferenze, per informare su questa importante tradizione del nostro territorio».

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di Redazione web