Il dolore
«Piccoli campioni scippati»
Marco Landini
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Gianni Rivera esponente della Federazione giuoco calcio e una delle squadre dei Pulcini della società calcistica Tre ValliLa presidente del Tre Valli scrive a Rivera: vivai da difendere
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FIVIZZANO. Le "scippano" i giocatori più promettenti e la caparbia presidente della società calcistica giovanile Tre Valli,Maria Cappelli, ha scritto al presidente del settore giovanile e scolastico della Figc, Gianni Rivera, il quale le risponde prendendo a cuore la questione. Oramai esasperata dal "furto" di suoi gioielli da parte di altre società avversarie Maria Cappelli non ci ha pensato su è presa carta e penna ha scritto a l'ex Golden Boy del calcio italiano, un'accorata lettera. «Era la fine degli anni '80, quando la passione calcistica del mio primogenito Marco, - scrive Cappelli- mi ha spinto pur senza esperienza, a fondare la società calcistica giovanile che ora si chiama Tre Valli». Poi spiega che la società opera nei comuni di Fivizzano e Casola comunicando anche le difficoltà di comunicazione stradale, della situazione di regresso demografico, motivo per cui sviluppare una cultura del calcio giovanile è stato in questi anni un vero problema perché «i dirigenti del calcio adulto vedono sempre i bambini come elemento di disturbo per allenamenti, partite e quanto altro». Cappelli prosegue sostenendo che «nonostante tutto siamo riusciti a creare una, due, tre fino ad arrivare a nove squadre». Insomma Tre Valli è un bel risultato: lo scorso anno ha avuto 135 tesserati dai 5 ai 17 anni. Si relaziona inoltre dell'attenzione volta ai ragazzi, del gruppo di dirigenti volontari e della "missione" svolta: offrire momenti di aggregazione fortemente ancorata al territorio. Ed ecco il nocciolo della spinosa questione: «A luglio - prosegue la presidente della Tre Valli - la riduzione colpisce un po' tutti ed ecco arrivare ai monti le società limitrofe, che hanno territori più ricchi e densamente abitati ma che preferiscono, invece di lavorare sulle loro scuole di calcio investire in pulmini e venire nelle nostre vallate a prelevare i bimbi nati dal '96 al '98 ed ancora più piccoli». E accusa una società in particolare della Liguria «che fa una campagna incurante dell'etica sportiva fino ad arrivare a casa dei ragazzi promettendo loro di mandarli in serie A». Segue la richiesta si «disciplinare il tesseramento dei giovani facendo in modo che fino ad una certa età possano giocare solo in squadre vicino alle loro residenze». Poi nella lettera viene espressa la difficoltà: quando i ragazzi "scippati" vengono rispediti a casa perché non hanno rispettato le attese di rendimento preventivate «si ha grandissime difficoltà a riportarli sui campi di calcio perché sono stati scartati e privati dei loro sogni». Ecco quindi la risposta di Gianni Rivera: «In particolare l'esigenza di evitare ai ragazzi inutili e dispendiosi viaggi per disputare gare in luoghi lontani dalle loro residenze è un obiettivo che ci sta molto a cuore anche se, per il momento, rientra tra le "raccomandazioni" del settore giovanile e scolastico, considerato che le norme e i regolamenti in vigore lo permettono». E Rivera aggiunge: «Pertanto, nel prendere atto della sua legittima istanza, le comunichiamo che, a livello giovanile, nostro principale compito è quello di indirizzare i ragazzi verso uno stile di vita attivo e sano e non quello di creare false illusioni a giovani che dovrebbero solo divertirsi attraverso il gioco calcio. Le assicuro comunque tutto il mio impegno a fare del calcio giovanile un momento di crescita culturale e non un "allevamento di illusi". Ci stiamo provando, abbastanza inascoltati». Infine Rivera rivolgendosi a Maria Cappelli dice: «Sono certo però che, se tante persone come lei cominciassero a farsi sentire.... Tante voci insieme fanno più rumore».
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