Attenzione
Maxi rogo distrugge l'azienda Sei
Alessandra Vivoli
◗
Il rogo ha distrutto il deposito dellazienda Sei Accertamenti sulle cause delle fiamme nel deposito dentro l'area Asi
3 MINUTI DI LETTURA
CARRARA. Una nuvola nera si staglia nel cielo di Avenza, poco prima delle sette di sera. L'ora del rientro a casa dal mare e dagli uffici. L'ora di punta. Ad Avenza si scatena il panico. Va a fuoco un capannone quello a pian terreno della Sei (Società elettrotecnica italiana) azienda leader nel campo della progettazione e costruzione di impianti e macchine per la lavorazione di marmi e graniti. Una ditta modello, che si trova, dal 2001, nel cuore dell'area Asi, in quella ex zona industriale sul viale Zaccagna dove dagli anni Duemila si sono insediate, o delocalizzate, grosse aziende del marmo, della nautica e delle macchine. Il capannone semidistrutto dalle fiamme si trova proprio davanti a una delle big del lapideo, la ditta Campolonghi. Torna l'incubo della nube tossica. Fumo denso e tanta paura. Torna, dopo l'incendio del deposito Erre Erre, al Cermec, della scorsa settimana, l'incubo della nube tossica. L'allarme è subito rientrato: a fuoco solo materiale elettrico, nessuna sostanza tossica. Ma l'effetto, di quella colonna nera nel cielo ha fatto scattare il panico. Tante chiamate al giornale, decine di persone sui balconi per cercare di capire cosa fosse successo. In molti pensavano addirittura che fosse caduto un elicottero. E parecchia gente si è riversata anche in strada, per andare a vedere di persona cosa fosse successo. Davanti all'azienda Sei c'era infatti una piccola folla di gente curiosa, ma anche preoccupata. Per domare l'incendio sono intervenuti mezzi dei vigili del fuoco da Carrara, Massa e Pontremoli. Un grande dispiegamento di mezzi ed energie che è riusciot, in poco più di due ore a tenere sotto controllo la situazione. Nessun pericolo per la salute: nel capannone della Sei non c'era materiale tossico. Solo centinaia di computer, programmi e cavi che sono stati divorati dalle fiamme. Ancora ignote le cause dell'incendio. Le fiamme si sono sviluppate intorno alle 18 e 30. I 14 dipendenti della Sei erano appena usciti per la fine del turno lavorativo e all'interno dell'azienda era rimasto solo il titolare Andrea Corsi che si è messo in salvo avvertendo subito i vigili del fuoco. Secondo una prima ricostruzione dell'accaduto, sembra che le fiamme siano state originate da un corto circuito che si sarebbe sviluppato a piano terra, proprio nel capannone dove si trovavano componenti di elettronica, computer e programmi per i macchinari legati alla lavorazione del marmo. Tutto è stato distrutto dal fuoco: i danni sono ingenti. Non è stato intaccato dalle fiamme il primo piano dell'azienda, il quartier generale dove si trovano gli uffici. In un primo momento, a causa del vento, sembrava che l'incendio avesse intaccato anche il capannone accanto alla Sei, quella dell'azienda Progetto 80 che produce cartongesso e materiale da coibentazione. Ma, per fortuna, il fuoco non è arrivato fino lì, altrimenti, anche a causa del materiale particolarmente infiammabile il rogo sarebbe stato davvero impressionante. I titolari: mai ricevuto minacce. Sono ancora ignote le cause e si indaga sulle origine dell'incendio che ha semidistrutto una delle più importanti aziende elettrotecniche della zona. Una ditta di famiglia in cui, oltre al titolare Andrea Corsi lavorano la moglie e la figlia, Sabrina, imprenditricie e presidente del Consorzio Carrara Export. Sulle cause dell'incendio nessuno si sbilancia: i carabinieri, intervenuti sul posto, hanno avviato le indagini raccogliendo tutti gli elementi utili. I titolari hanno dichiarato di non aver mai ricevuto alcun tipo di minaccia. E questo farebbe sembrare poco probabile la pista dell'incendio doloso. La vicenda è ancora tutta da chiarire. Fino a tarda notte i vigili del fuoco sono stati impegnati per riportare la situazione alla normalità.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
