Proteste
«I genitori devono fare più attenzione»
Alessandro Tabarrani
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Il direttore sportivo dello Sporting Massese Andrea Radicchi Monito di Massese e Sporting: ci sono tante false promesse
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MASSA. Lo sfogo della presidentessa del Tre Valli echeggia un po' in tutta la provincia apuana. Il direttore sportivo dello Sporting Massese Andrea Radicchi commenta così la missiva spedita a Gianni Rivera da Maria Cappelli. «Queste cose sono sempre esistite - dice Radicchi -, comunque capisco le parole della signora Cappelli. È chiaro che le società che non partecipano a campionati più importanti, come ad esempio le competizioni regionali, sono sotto attacco dei sodalizi che propongono ai ragazzi di affrontare tornei che offrono maggiore visibilità». «Direi che prima di tutto dovrebbero essere i genitori a gestire certe situazioni e a non cadere nelle trappole di chi millanta chissà cosa - ha proseguito Radicchi -. Ci vuole un minimo di buonsenso prima di affidare i propri figli a chi promette la serie A, considerando che sono davvero pochissimi quelli che riescono ad emergere nelle massime serie a fronte di un numero elevato di bambini che iniziano a giocare a calcio. Ripeto, dovrebbero essere i genitori per primi ad impedire certe cose, al di là del fatto che le società più organizzate e che partecipano a tornei più importanti hanno maggiori possibilità di attrarre i giocatori in erba. Regolamentare i tesseramenti per fare giocare i ragazzi in provincia fino ad una certa età? Questo è un provvedimento che deve partire a livello nazionale». Più cauto il commento del team manager della Massese, Paolo Lenzetti, uno dei maggiori esperti di calcio giovanile. «Non è facile commentare uno sfogo del genere - chiarisce Lenzetti - perché bisognerebbe conoscere a fondo la situazione e a cosa si riferisce in particolare la presidentessa del Tre Valli. Dico invece che dovrebbero essere i genitori a gestire al meglio la situazione dei figli, scegliendo la soluzione migliore senza aspettarsi chissà cosa. Comunque non credo di poter entrare nel merito di quello che ha detto la presidentessa del Tre Valli non sapendo a cosa si riferisce in particolare». Lenzetti giudica positiva invece la proposta di regolamentare il tesseramento dei piccoli giocatori, imponendo la loro attività calcistica nella provincia di residenza fino ad una certa età. «Giusto - ha concluso Lenzetti - credo che sarebbe positivo regolamentare il tesseramento dei ragazzi fino a 14 anni. Sarebbe positivo far giocare i più giovani per le squadre della provincia in cui vivono, riducendo molti disagi, però, il nodo restano i genitori. Comunque la proposta è ragionevole». Già, i genitori, che sovente sovraccaricano di aspettative i figli, perdendo il senso della realtà. E fanno dei danni.
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