La manifestazione
Licenziati in tronco, e ora riassunti
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La sede dellAmia in viale Zaccagna Amia dovrà pagare a 5 dipendenti anche 200mila euro di arretrati
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CARRARA. L'Amia li ha mandati a casa in blocco, senza avviare la procedura di licenziamento collettivo. Adesso, non solo dovrà reintegrare i 5 lavoratori che hanno impugnato il provvedimento, ma pure pagargli 200mila euro di stipendi arretrati e 150mila euro di contributi. Una vicenda finita bene per cinque lavoratori che, nel 2009 erano stati assunti da Amia per esssere inseriti in alcuni appalti legati a lavori di pulizia e manutenzione che riguardavano la provincia, il comune di Massa, quello di Montignoso e quello di Carrara. L'azienda municipalizzata aveva fatto il «bel gesto» e accolto nel suo organico, con contratti a tempo determinato, ben 19 lavoratori socialmente utili a lunga disoccupazione. A loro il compito di pulire strade, svuotare cestini e quant'altro. Tutto fila liscio fino a quando gli appalti si esauriscono e alcuni lavoratori chiedono che gli venga riconosciuto un tipo di contratto diverso, e con retribuzione più alta: passando, in sostanza, da quello di multiservizi a un contratto da dipendenti Amia. A questo punto scattano i licenziamenti. Cinque lavoratori, mandati a casa in tronco, impugnano il provvedimento dell'azienda e fanno causa, appoggiandosi al legale Claudio Lalli. Quello che è stato contestato alla municipalizzata è di non aver utilizzato la procedura di licenziamento collettivo, ossia di non essersi interfacciata con i sindacati per stabilire le forme della mobilità. Amia, scondo quanto sostenuto dall'avvocato Lalli nella causa di lavoro, avrebbe semplicemente licenziato i cinque dipendenti. La vicenda è finita davanti al giudice del lavoro Augusto Lama che ha condannato Amia a reintegrare i cinque lavoratori nella posizione giuridico retributiva precedentemente occupata. E a corrispondere loro tutte le retribuzioni spettanti, per i nove mesi, dal 1º marzo 2009 al 31 luglio 2011, in cui sono rimasti, di fatto, senza lavoro e senza stipendio. Un conto di oltre 200mila euro. Più altri 150mila di contributi. Davvero un bel salasso per la municipalizzata. A.V.
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