Il dolore
Nuovo Pignone, allarme emissioni
Claudio Figaia
«Bruceranno 400milioni di metri cubi di metano». La replica: tutto infondato
3 MINUTI DI LETTURA
Immaginate una gigantesca caldaia a metano, capace di bruciare 50mila metri cubi di gas ogni ora, 400milioni l'anno (una famiglia media consuma 1.400 metri all'anno), e mettetela a poche centinaia di metri dalla Partaccia. Uno scenario da paura. Ma sarebbe questo lo scenario che potrebbe aprirsi in viale Zaccagna con l'insediamento Nuovo Pignone. A lanciare l'allarme sono Italia Nostra e Legambiente, l'Idv, i Grillini di Carrara, Fli, i titolari dei campeggi associati in Agepark, "Amare Marina". Allarme che, in verità, pochi raccolgono, e tanti ritengono a dir poco esagerato. «Non hanno capito, ingigantiscono le cifre e agitano paure infondate», replicano in maniera informale da Assindustria.
«Non esiste alcuna preoccupazione di questo genere», dicono gli stessi sindacati di Pignone. Nuovo Pignone-General Electric assemblerà in viale Zaccagna cinque giganteschi moduli di 3.500 tonnellate, che ospiteranno potenti turbine. I moduli, prima di essere spediti agli acquirenti - sono destinati a centri di estrazione di gas metano in Australia e Kazakistan - dovranno essere sottoposti a collaudi. Ebbene, il timore delle associazioni è che per effettuare questi test di collaudo saranno bruciati enormi quantitativi di metano, gas che «al contrario di quel che vogliono farci credere, è fonte tutt'altro che trascurabile di inquinamento atmosferico». Italia Nostra (sezione apuo-lunense) si spinge più in là e chiede di sospendere tutte le autorizzazioni a Pignone: «Per quel poco che ne sappiamo, visto che enti locali e direzione dello stabilimento sono reticenti nell'informare i cittadini sulle produzioni della fabbrica, l'impianto è in grado di bruciare fino a 50.000 metri cubi l'ora di gas metano; ipotizzando un suo funzionamento per 8.000 ore annue, verranno bruciati 400 milioni di metri cubi all'anno.
Di conseguenza, la quantità di fumi prodotti dalla combustione del gas che verrà immessi in atmosfera è stimabilr in 8,8 miliardi di metri cubi annui». E si tratterà di sostanze micidiali: ossido d'azoto, monossido e biossido di carbonio, ossido di zolfo e anche polveri sottili: Pm 10 e Pm 2,5; senza dimenticare benzene e formaldeide, nonchè metalli pesanti tossici. Nuovo Pignone non replica in modo ufficiale - ogni suo intervento pubblico deve essere concordato con General Electric - ma le affermazioni di Italia Nostra e degli altri firmatari del documento (che riportiamo in questa pagina) - vengono accolte con sufficienza e scetticismo negli ambienti imprenditoriali.
«Allarmismo senza fondamento - commenta Andrea Balestri, direttore di Assindustria - da anni Nuovo Pignone collauda nel suo stabilimento di Via Dorsale a Massa impianti del tutto simili a quelli che verranno realizzati in viale Zaccagna. Senza provocare alcun apprezzabile aumento dell'inquinamento. Non fosse altro perchè i test durano tre giorni circa. Per le cinque piattaforme che verranno costruite saranno in tutto 15 giorni». Dello stesso parere, i sindacati interni di Pignone (vedi qui a fianco). Insomma: forse non c'è da temere. Di sicuro c'è bisogno di maggiori informazioni da azienda e Comuni.
«Non esiste alcuna preoccupazione di questo genere», dicono gli stessi sindacati di Pignone. Nuovo Pignone-General Electric assemblerà in viale Zaccagna cinque giganteschi moduli di 3.500 tonnellate, che ospiteranno potenti turbine. I moduli, prima di essere spediti agli acquirenti - sono destinati a centri di estrazione di gas metano in Australia e Kazakistan - dovranno essere sottoposti a collaudi. Ebbene, il timore delle associazioni è che per effettuare questi test di collaudo saranno bruciati enormi quantitativi di metano, gas che «al contrario di quel che vogliono farci credere, è fonte tutt'altro che trascurabile di inquinamento atmosferico». Italia Nostra (sezione apuo-lunense) si spinge più in là e chiede di sospendere tutte le autorizzazioni a Pignone: «Per quel poco che ne sappiamo, visto che enti locali e direzione dello stabilimento sono reticenti nell'informare i cittadini sulle produzioni della fabbrica, l'impianto è in grado di bruciare fino a 50.000 metri cubi l'ora di gas metano; ipotizzando un suo funzionamento per 8.000 ore annue, verranno bruciati 400 milioni di metri cubi all'anno.
Di conseguenza, la quantità di fumi prodotti dalla combustione del gas che verrà immessi in atmosfera è stimabilr in 8,8 miliardi di metri cubi annui». E si tratterà di sostanze micidiali: ossido d'azoto, monossido e biossido di carbonio, ossido di zolfo e anche polveri sottili: Pm 10 e Pm 2,5; senza dimenticare benzene e formaldeide, nonchè metalli pesanti tossici. Nuovo Pignone non replica in modo ufficiale - ogni suo intervento pubblico deve essere concordato con General Electric - ma le affermazioni di Italia Nostra e degli altri firmatari del documento (che riportiamo in questa pagina) - vengono accolte con sufficienza e scetticismo negli ambienti imprenditoriali.
«Allarmismo senza fondamento - commenta Andrea Balestri, direttore di Assindustria - da anni Nuovo Pignone collauda nel suo stabilimento di Via Dorsale a Massa impianti del tutto simili a quelli che verranno realizzati in viale Zaccagna. Senza provocare alcun apprezzabile aumento dell'inquinamento. Non fosse altro perchè i test durano tre giorni circa. Per le cinque piattaforme che verranno costruite saranno in tutto 15 giorni». Dello stesso parere, i sindacati interni di Pignone (vedi qui a fianco). Insomma: forse non c'è da temere. Di sicuro c'è bisogno di maggiori informazioni da azienda e Comuni.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
