Il Tirreno

È incinta, odissea dall'Opa a Spezia

Uno scorcio del materno infantile Opa di Montepepe a Massa
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Uno scorcio del materno infantile Opa di Montepepe a Massa

A Montepepe due ore di attesa senza esito, costretta a cambiare ospedale per una visita

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 CARRARA. Due ore in attesa di un cenno, con l'atroce dubbio che la gravidanza fosse a rischio e che il frutto del loro amore potesse già essere perso. Poi, di fronte all'evidenza, la decisione di cambiare aria: via dall'Opa, dritti alla Spezia, dove in pochi minuti la giovane donna è sottoposta ad un'ecografia e rassicurata dal ginecologo: «Tranquilla, solo una piccola perdita di routine».  È la cronaca di un'assurda odissea "post-forbici" - nel senso di post-tagli alla sanità apuana - quella che ci è raccontata da una coppia di Carrara.  È il pomeriggio di sabato: mentre si consuma il tam-tam mediatico successivo alle dichiarazioni del presidente della Regione Enrico Rossi («All'ospedale di Carrara luci spente dopo le 20»), con il sindaco Angelo Zubbani pronto ad annunciare battaglia, nella vita reale accade che una giovane donna in dolce attesa accusi una piccola perdita. È di poco più di due mesi, ovviamente scatta l'allarme rosso. Subito in auto e via verso l'unico reparto rimasto in provincia di ostetricia e ginecologia, cioé l'Opa di Massa. «Entriamo - raccontano - proviamo a spiegare a un'infermiera il nostro problema e ci dicono che bisogna aspettare, perché era in corso un parto gemellare che impegnava entrambi i medici di turno. Insomma, ci sarebbe stato da attendere». Sono le 16,30; passa un'ora, nella mente corrono i pensieri, soprattutto i più brutti. Si teme per la gravidanza; trascorre un'altra ora: «Eravamo nell'atrio del primo piano, nessuno ci ha detto niente; abbiamo provato a tornare in reparto a farci sentire, ci hanno ripetuto che la situazione era delicata, e non sapevano quando avrebbero potuto visitarci. In qualche modo, ci hanno fatto capire che era meglio andare in un altro ospedale». Detto fatto, via verso Spezia: «Non abbiamo fatto in tempo ad arrivare, che subito sono stata visitata - sottolinea la donna, finalmente sollevata - e mi hanno fatto l'ecografia. Va tutto bene per fortuna, ma io dico: e se fosse stato qualcosa di urgente, se fosse stata in pericolo la vita del bambino o la mia? Mi viene da pensare - aggiunge - che se non mi fossi informata, sarei stata ancora ad aspettare... Va bene tutto: ma se di tutti i reparti che erano in provincia ne rimane uno, quello deve dare un servizio ai cittadini».  Un caso sicuramente destinato a rinfocolare le polemiche sulla qualità dei servizi e sul rischio "fuga", sia verso Spezia che verso la Versilia.   MUSETTI: ZUBBANI CI PRENDE PER I FONDELLI. E intanto, proseguono gli strascichi del botta e risposta a distanza fra Rossi e Zubbani. Scrive Gianni Musetti della Destra: «Le dichiarazioni di Zubbani ci lasciano di stucco. Correre ai ripari inscenando una guerra contro il presidente Rossi è l'ennesima presa per i fondelli a tutti i nostri concittadini. Alla fiaccolata Zubbani avrebbe dovuto spiegare come mai in tutti questi anni ha firmato tutto quello che c'era da firmare, dagli accordi di programma ai Bilanci dell'azienda sanitaria. Ora salta fuori dicendo che è disposto a dimettersi pur di difendere l'ospedale. Lo smantellamento anticipato del nostro ospedale avviene solo per un motivo, che Zubbani e company si vedono bene di non rimarcare, cioè il buco di bilancio dell'azienda. Se ci fosse stata una gestione più oculata dei conti dell'Asl, forse, oggi nessuno di noi sarebbe costretto a scendere in piazza per ribadire il diritto alla sanità pubblica. Il tentativo si spostare l'attenzione, dalla crisi finanziaria alla chiusura dell'ospedale, come se fossero due cose differenti, è un abile stratagemma per correre ai ripari prima del periodo elettorale. Sicuramente Zubbani è molto bravo a vendere la sua immagine, più o meno come è bravissimo a smantellare gli ospedali». M.B.

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