Il Tirreno

La polemica. Piccole imprese locali hanno fatto lavori all’impianto e temono di non rivedere un soldo

Erre Erre, creditori sul piede di guerra

Rossana Lazzini
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IL ROGO. L’incendio ad Erre Erre lunedì mattina

Gli artigiani di Cna: promettevano il salvataggio, ma avevano già deciso il fallimento

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 MASSA La Erre Erre prima fallita e poi in fiamme, ma le polemiche proseguono. Adesso ad alzare la voce è Cna. «Sono venuti ad un tavolo con le associazioni di categoria ma sapevano che il destino di Erre Erre era un'altro».  Inutile, secondo i rappresentanti di Cna, il tavolo con le associazioni di categoria che si è tenuto il 12 luglio e a cui hanno partecipato anche Roberto Pucci e Angelo Zubbani e il presidente della provincia Osvaldo Angeli e il viceprefetto. Tra i creditori di Erre Erre ci sono infatti piccole imprese locali che chiedevano rassicurazioni. Ma secondo Cna il 12 luglio il futuro della società era deciso, il fallimento già scritto, senza - questa l'accusa - che le categorie ne fossero informate. L'intenzione, e quindi la domanda di liquidazione - si legge in una nota - «sarebbe stata presentata già il 5 luglio». E a sostegno della loro tesi gli artigiani, quelli che all'impianto Erre Erre hanno fatto lavori, portano proprio un verbale di assemblea datato 5 luglio. «Nel verbale, depositato presso la Camera di Commercio - spiegano - viene infatti conferito l'incarico di traghettatore verso la liquidazione a Ugo Bosetti, Presidente del Cermec (socio di Erre Erre)». I rappresentanti di Cna si chiedono ora a cosa servisse il tavolo del 12 luglio e hanno deciso di chiedere un nuovo incontro al prefetto. «Vogliamo sapere se il prefetto, che rappresenta il Governo,fosse a conoscenza della situazione. Questo comportamento ci lascia davvero senza parole e come noi tutto il mondo delle imprese». Secondo Cna da quel tavolo doveva uscire qualcosa di concreto ed invece così non è stato. «Le intenzioni - spiega Cna - erano ben altre rispetto a quella che oggi ci troviamo ad affrontare. La volontà espressa durante quel tavolo, dagli intervenuti, e che noi tutti abbiamo ascoltato, non era di portare la Erre Erre verso il fallimento, ma di fare tutto il possibile per salvarla. Ma tutto, a quanto dicono le carte, e quel verbale a cui ancora fatichiamo a credere, era stato già deciso prima ancora di quell'incontro. Quale è stata allora la ragione di quel tavolo se non gettare fumo negli occhi delle imprese»? Cna non può evitare di constatare come «da questi comportamenti emerge sempre più un ruolo ridicolo della politica provinciale che crede di giocare con i destini delle imprese. Non dimentichiamoci - concludono - che nell'incendio di un impianto che mai ha funzionato, c'è la tragedia delle imprese apuane. Aziende che probabilmente non saranno mai pagate».

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