Il Tirreno

Erre Erre, prove utili all'inchiesta

<strong>PROCURATORE.</strong> Aldo Giubilaro
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PROCURATORE. Aldo Giubilaro

Più remota adesso l’ipotesi di una perizia del Tribunale sugli impianti per il bricchettaggio. Inquirenti al lavoro per capire se nel rogo sono andati persi anche documenti importanti

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MASSA. L'incendio ad Erre Erre è doloso, ma - il Procuratore Aldo Giubilaro lo ha detto a chiare lettere - non ostacolerà le indagini in corso. Anche se il timore è che in fumo lunedì mattina siano andate anche prove utili all'inchiesta. Carte e documenti tra le fiamme?

Il primo punto da chiarire è se all'interno dello stabilimento ci fossero documenti rilevanti. Diffiile pensare, in realtà, che in quel capannone venissero conservate carte importanti.  Forse - è più facile dedurre - non ce n'era nessuna.  E questo non solo perchè lo stabilimento era sotto sequestro. A far correre ai ripari la dirigenza è stato un furto: qualcuno è riuscito ad entrare all'interno dell'impianto, in primavera, e a portar via computer e parecchi documenti. Carte in cui erano registrate le entrate e le uscite di materiale da Erre Erre. Difficile credere, quindi, che la presidenza della società abbia conservato documentazione rilevante negli uffici vuoti di Erre Erre.  

Giallo sugli impianti.
Ma dire prova non significa necessariamente parlare di file o di documenti cartacei. Tutti i macchinari, tutti gli impianti, tutta l'elettronica presente all'interno dello stablimento potrebbe essere considerata una prova. Tanto che qualcuno vociferava anche di un'eventuale perizia da parte della Procura. Adesso per i periti, dopo il rogo, sarebbe davvero dura capire come fosse la situazione prima che le fiamme mettessero il capannone a ferro e fuoco.  Di fronte al disastro il pensiero è andato ai danni allo stabilimento, ma il danno più grave potrebbe essere proprio quello arrecato all'inchiesta in corso.  Il rogo rende più difficile il lavoro degli inquirenti e, in caso di perizia, come dicevamo, non sarà facile neppure fare valutazioni sull'efficienza e il rendimento dell'impianto, nè sulle sue potenzialità o il suo valore di mercato. 

Un concetto riassunto il giorno dell'incendio dal sindaco Pucci con poche parole: «La vicenda si complica ulteriormente, il rogo intorpidisce le acque - sintetizzava il primo cittadino - e davvero non serviva. È facile pensare che qualcuno avesse interesse. Sarà la magistratura - concludeva - a fare chiarezza». Nella speranza che le fiamme non abbiamo sottratto prove utili alle indagini.

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