Sicurezza
Cermec, si tenta l'accordo con i creditori
Rossana Lazzini
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In alto, un camion entra nellarea del Cermec per scaricare rifiuti Il consiglio vota sì al concordato preventivo, ma il Pdl chiede la privatizzazione
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MASSA. Un consiglio comunale acceso, quello su Cermec, dove non mancano neppure polemiche all'interno della maggioranza. E se Maurizio Bonugli (Sel) durante il suo intervento parla della necessità di una verifica della maggioranza, fuori dai banchi si fa largo la polemica strisciante dei compensi, dovuti ai professionisti Sergio Menchini e Giulio Andreani. «Il concordato preventivo continuato è l'unica strada da percorrere per evitare che Massa si trovi come Napoli». Queste le parole del sindaco in apertura di consiglio. Poi il via ad una serie di scarica barile sulle responsabilità politiche della disastrosa situazione del Cermec. «Bisogna fare i nomi e i cognomi - dice Corrado Amorese- in questo senso esiste una continuità politica tra l'ex sindaco Neri e il sindaco Pucci». Il primo cittadino spiega le motivazioni che hanno portato Cermec al concordato preventivo. Motivazioni che non convincono parte dell'opposizione, anche se il consiglio dà il via libera al salvataggio con 29 voti a favore e 5 contrari (quelli del Pdl e di Stefano Benedetti). La maggioranza nelle parole di Bonugli dichiara il proprio senso di responsabilità: «Noi votiamo la delibera, ma non accettiamo - spiega l'esponente di Sel - gli attacchi, anche infamanti fatti in questi giorni e che da soli meriterebbero una immediata verifica della maggioranza. Votiamo sì, ma vogliamo che venga chiuso il ciclo dei rifiuti e che si punti alla raccolta differenziata». Le condizioni del Pd per approvare il salvataggio dell'azienda erano già chiare prima della seduta. «Noi da sempre - commenta Uilian Berti - abbiamo dichiarato che avremmo sostenuto ogni strada che portasse al salvataggio dell'azienda, per la salvaguardia dei posti di lavoro e per salvare anche tutte quelle aziende che vantano crediti da Cermec, ma l'amministrazione ci deve spiegare cosa ci sarà dopo il concordato preventivo, vogliamo conoscere bene il piano industriale». Proprio il Pd fa aggiungere alla delibera un emendamento in cui si chiede che vengano alzate le risorse per le aziende locali creditrici. Soprattutto i rappresentanti del Pd vogliono una certezza: «Il concordato deve rappresentare lo stop a questo tipo di situazioni - aggiunge Uilian Berti- basta questi carrozzoni». Il gruppo consiliare del Pdl, invece, presenta un ordine del giorno e vota no: chiede la sospensione per 45 giorni della procedura concordataria. 45 giorni da utilizzare - spiega Corrado Amorese - «per azzerare l'attuale consiglio di amministrazione, crearne uno nuovo con un rappresentante dei lavoratori, definire un piano industriale credibile e - questo forse l'elemento più importante - avviare un percorso di privatizzazione, mettendo sul mercato il 50% delle quote di Cermec». Non solo, il Pdl chiede a chiare lettere «la costituzione del Comune come parte civile contro gli amministratori antecedenti il 2010». Benedetti torna invece a spiegare che il concordato non si può fare. «Cermec è società di servizi, la legge non consente accordi con i creditori. Quel tipo di concordato - spiega il consigliere del Pdl - è riservato ad «imprenditori esercenti attività commerciali»; a Cermec, che è azienda di servizi, mancherebbe, quindi, il requisito fondamentale. «Non è assoggettabile alle procedure di fallimento e di concordato preventivo - prosegue - pertanto, non essendo un soggetto fallibile, ma assoggettabile, invece, a liquidazione coatta amministrativa, non può presentare proposte perfallimentari, come quella del concordato preventivo». Intanto qualcuno fuori dai banchi commenta: «Nella delibera la prima voce è il pagamento dei professionisti che prenderanno parecchi soldi».
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