Lutto
La donna racconta la sua odissea
Madre disperata: da precaria in Accademia a disoccupata
Andrea Bonatti
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LAccademia di Belle Arti 2 MINUTI DI LETTURA
CARRARA. «L'Accademia di Belle Arti mi ha messo alla porta da un giorno all'altro dopo anni di precariato. Oggi io e i miei figli siamo costretti a vivere con la pensione d'invalidità di mio padre». L'accusa viene dalla signora Simonetta Giacomelli, 43 anni, nata a Viareggio ma residente ad Avenza da tempo. È stata collaboratrice scolastica alla scuola d'arte per 7 anni, girando tutti i distaccamenti. «Sono entrata tramite bando di concorso nel 2004 - ci racconta - l'Accademia comunicò i requisiti richiesti al Centro per l'Impiego che stilò una graduatoria: io ero la prima e fui assunta». All'inizio un contratto annuale, poi contratti di pochi mesi e a volte anche di una settimana: scadevano e il giorno dopo gliene facevano un altro. «Ne avrò firmati una trentina - stima Simonetta - poi un giorno, nel giugno 2010, mi comunicano che la mia assunzione non era più legale e che bisognava tornare a consultare la graduatoria, in cui oggi sono ottantatreesima». Per i precari della scuola più lavori e più accumuli punteggio presso il Provveditorato, «per noi è il contrario - ci spiega - accumula punteggio solo chi non lavora e quindi oggi mi trovo in fondo alla graduatoria». Il rischio di un anno a casa senza lavorare, con due figli adolescenti da mantenere, la spinge a contattare un avvocato che scrive all'Accademia nell'ottobre 2010, ma lo scambio non sortisce alcun effetto. A gennaio 2011 la decisione di presentare ricorso al Ministero dell'Istruzione, a cui viene allegata la lista dei contratti di lavoro firmati nell'anno 2007/08: sono sette in totale, di cui tre solo nel mese di aprile. «Chiedo espressamente che mi venga riconosciuto il diritto - si legge nel ricorso - alla conversione del contratto a tempo determinato in contratto di lavoro a tempo indeterminato o, in mancanza, il diritto al risarcimento del danno patito a seguito del ricorso abusivo da parte della pubblica amministrazione ad una successione di contratti o rapporti a tempo determinato, nonché che venga accertato il mio diritto al riconoscimento ai fini giuridici ed economici di tutte le differenze di retribuzione maturate e non percepite sulla base degli aumenti contrattuali previsti». A casa Simonetta ha una situazione non facile: «mio padre è invalido al 100% e mia madre al 68% - racconta - sono separata e ho due figli adolescenti: viviamo tutti assieme in 35 metri quadrati. Ho veramente bisogno di lavorare e penso di averne il diritto».
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