Il Tirreno

«Farò riesumare il corpo di Facio»

La nipote Carla Servidio e la cerimonia di Adelano
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La nipote Carla Servidio e la cerimonia di Adelano

Richiesta choc della nipote Carla Servidio: così sarà chiarito tutto

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 PONTREMOLI. «Chiederò la riesumazione del corpo di mio zio, voglio sapere come è stato ucciso». Carla Servidio, la nipote del comandante partigiano "Facio" Dante Castellini continua la sua crociata per ricostruire le ultime ore di vita dello zio ed è pronta a rivolgersi alla procura. Insomma, è destinata a proseguire la querelle sulle ultime ore di Facio nei boschi dell'Alta Lunigiana: ucciso dai compagni partigiani a sangue freddo o dopo un "processo"?  Carla Servidio, la nipote del comandante partigiano, nei giorni scorsi ha partecipato ad Adelano alla manifestazione in ricordo dello zio; e già in quella sede aveva fatto scalpore il documento prodotto dal parroco don Agostino Orsi, il certificato di morte che retrodata alla sera del 21 l'uccisione di Facio.  E ora ecco la richiesta di riesumazione: «Ho già chiesto il parere di alcuni legali che si occuperanno dell'istanza che presto presenterò alla procura di Massa-Carrara», annuncia la nipote che non si dà per vinta ed è pronta a coinvolgere la magistratura per fare chiarezza su una morte che considera non più figlia di una esecuzione ma di un agguato: «Voglio fare emergere la verità. Come è morto mio zio lo si capirà dai segni lasciati dai proiettili sul corpo».  L'istanza verrà presentata alla procura sulla base del certificato di morte redatto dal parroco di Adelano di Zeri don Agostino Orsi e sulle nuove testimonianze raccolte dalla nipote in questi mesi di ricerca.  Le ricostruzioni di quelle ore fornite dai tre testimoni trovati coincidono e lasciano aperto il terribile sospetto dell'agguato a sangue freddo contro uno dei simboli della lotta partigiana.  La ricostruzione del Parroco Don Orsi si basa su un terzo personaggio, Battista Rombai e inizia dalla sera del 21 luglio: «Mi raccontò tutto il fatto Battista Rombai di cui era testimone essendosi trovato nell'osteria di Gildo. Sentendo la scarica di fucileria nel bosco uscirono per vedere cos'era: subito videro due uomini armati che fuggivano sulla strada e chiesero che succedeva. Erano la scorta di Facio, ma appena arrivati Tullio e Salvatore l'avevano convinto a lasciarli andare: "Ci hanno chiamati per metterci d'accordo, invece stanno sparando al nostro comandante", dissero e scapparono via».  Fatti ricostruiti nello stesso modo anche da Settimio Rossi e dalla sorella Amelia. «Era la mattina del 21 luglio 1944 - racconta Amelia - io e miei fratelli abbiamo visto passare una squadra di partigiani della formazione di Tullio, assieme a loro c'era Facio che si è trattenuto con noi per qualche minuto a parlare. Mi sembrava tranquillo anche se non era con i suoi uomini. Verso la sera abbiamo sentito una raffica di colpi. Poi ci dissero che era stato ucciso Facio».  Alfredo Mazzucchelli: Facio era anarchico.Un dettaglio in più sulla vicenda politica di Facio potrebbe aggiungere ulteriori elementi per ricostruire i meccanismi che portarono al tradimento contro il comandante e alla sua uccisione. Dante Castellucci sarebbe stato un partigiano anarchico, a rivelarlo è Alfredo Mazzucchelli, figlio dello storico anarchico carrarese Ugo Mazzucchelli - l'ideatore, fra l'altro, del monumento a Gaetano Bresci - che in un suo memoriale scrive del tragico episodio di Facio: «Venni a sapere che fu ucciso un nostro compagno - scrisse Ugo Mazzucchelli nel memoriale mostratoci dal figlio Alfredo - anche lui comandante di formazione; lo uccisero senza far sapere ai suoi familiari i motivi e in un modo per cui appariva che il partito comunista avesse interesse ad eliminarlo».  Poi un riferimento ad un incontro con Laura Seghettini: «Avuta questa notizia - scrive il Mazzucchelli nel suo memoriale - io incontrai la fidanzata di Facio che ci confermò (eravamo in due) quanto sopra detto».  La Seghettini: la ricostruzione del prete è falsa. Ma Laura Seghettini, la fidanzata di Facio, ribadisce ancora una volta la sua verità sulla morte di Facio e definisce «falsa» la ricostruzione del prete don Agostino Orsi. «Non è andata assolutamente così - spiega la Seghettini - il processo, se così vogliamo definirlo, si è svolto il pomeriggio del 21 alla presenza di Tullio e di altri uomini. Poi la sera siamo rimasti io, Facio ed altri sette uomini tra cui un calabrese. La mattina mi hanno trattenuto mentre portavano Facio al luogo dell'esecuzione. Questa è la verità sulla vicenda».  Le chiediamo: Facio era un partigiano anarchico? «Non so di preciso, non so neanche se avesse una chiara idea. E' possibile, non lo posso escludere», conclude la Seghettini.

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