Il Tirreno

Le tre versioni

Dalla medaglia all'ipotesi dell'agguato

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 PONTREMOLI. La nuova ricostruzione fornita dal parroco don Agostino Orsi tenta di fare chiarezza sulle ultime ore della vita di Facio: escluderebbe quindi l'ipotesi di un processo sommario che potrebbe non essersi mai svolto e renderebbe quell'uccisione un agguato a sangue freddo. La ricostruzione si basa sul certificato di morte redatto dallo stesso don Orsi e da tre testimonianze.  Le tre "versioni". Il primo errore indotto sulla morte del comandante partigiano "Facio" Dante Castellucci porta la data del 1963, quella medaglia d'argento assegnata con una motivazione errata: «Scoperto dal nemico, si difendeva strenuamente; sopraffatto e avendo rifitutato di arrendersi, veniva ucciso sul posto. Esempio fulgido del più puro eroismo. Zona di Pontremoli, 22 luglio 1944». Il clima del dopoguerra evidentemente suggeriva prudenza nel ricostruire una morte "per mano amica", per un complotto tra compagni partigiani; fu quindi scelta la versione dello scontro con truppe nazi-fasciste. Nel 2007, a distanza di 63 anni, è stato lo storico Carlo Spartaco Capogreco a fare luce sulla vicenda. Questa la ricostruzione. Il 21 luglio 1944 ad Adelano Facio viene attirato con l'inganno nella sede del comando di un'altra formazione partigiana. Giunto sul posto venne prima malmenato e poi sottoposto ad un processo da un sedicente "tribunale di guerra" per un presunto furto di materiale aviolanciato. Trascorsa la notte con la compagna Laura Seghettini, alle cinque del mattino del 22 luglio fu fucilato.  a nuova ricostruzione fornita da don Orsi e da tre testimoni muta le ultime 12 ore di vita del partigiano, cancella l'ipotesi del processo sommario per avvalorare a pieno la tesi dell'agguato. L.Bo.

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