Finanza
La nave sequestrata. Ad Ameglia la famiglia vive attaccata al telefono nell’attesa di buone notizie
Cresce l'ansia per Jacopo
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Jacopo CarluccioIl vicesindaco: ancora nessuna novità dalla Farnesina
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AMEGLIA. «Ancora nessuna novità, ho sentito la famiglia verso l'ora di pranzo e non sono più stati contattati dall'Unità di Crisi della Farnesina». Sono queste le parole promunciate ieri pomeriggio da Francesca Strenta, vicesindaco di Ameglia, che la famiglia dell'allievo ufficiale Jacopo Carluccio ha delegato ai rapporti con la stampa. Non ce la fanno a parlare i genitori del giovane marittimo sarzanese, sequestrato in Nigeria insieme a tutto il resto dell'equipaggio dell'Anema e core, mercantile della compagnia italiana Ribd (Rizzo-Bottiglieri-De Carlini) di Torre del Greco. Papà Massimo e mamma Antonella si sono chiusi in una attesa angosciosa, perché i sequestratori non si sono ancora fatti sentire per la richiesta di riscatto, a quasi 48 ore dall'assalto al bastimento avvenuto al largo delle coste della città di Cotonou, nel Golfo della Nigeria. «Sono molto preoccupati perché per adesso permane questa assenza totale di contatti - continua Strenta - ma c'è un filo diretto con il Ministero degli Esteri che speriamo presto possa portare buone notizie: per ora le ultime sono quelle battute ieri dalle agenzie». A casa di Jacopo si sono radunati i parenti più stretti, per darsi forza l'uno con l'altro nell'attesa. «È vero, per adesso non sappiamo niente - ci dice brevemente una zia - ma il Ministero è convinto che l'equipaggio stia bene, noi familiari siamo tutti appessi alla cornetta e cerchiamo di rimanere uniti». Che i 23 uomini a bordo dell'Anima e Core (tra loro, oltre a Jacopo, un altro italiano il pugliese Cosimo La Forgia) stiano tutti bene lo afferma all'Ansa anche Giuseppe Mauro Rizzo, amministratore delegato di Rbd: «Non ci arrivano notizie diverse, quindi almeno da questo punto di vista possiamo stare tranquilli». Non conferma invece di aver avuto contatti diretti con membri dell'equipaggio, un'indiscrezione che era trapelata nella serata di lunedì: «non posso dire altro - sottolinea - anche per non compromettere il lavoro che si sta facendo in queste ore. Siamo in costante contatto con la Farnesina e il comando generale della Capitaneria di porto. I nostri dipendenti sono la cosa più preziosa da preservare, ogni nostra mossa è finalizzata a fare in modo che ognuno rimanga indenne da qualsiasi problema, e possa fare ritorno a casa nel più breve tempo possibile». Alla Farnesina si lavora febbrilmente. Ad Ameglia si aspetta solo una telefonata da Roma, che rassicuri familiari e amici. Gli amici del football americano per esempio, quei Red Jackets in cui Jacopo ha militato per diverso tempo, prima nella squadra juniores e poi in quella seniores. «Ha giocato fino al 2009 prima di imbarcarsi - ci dice il presidente Massimo Milani - ce lo ricordiamo tutti perché è uno di compagnia, un bravissimo ragazzo e il figlio che ogni madre vorrebbe avere». La notizia è corsa da cellulare a cellulare e poi su facebook tra i suoi ex compagni di squadra: alcuni lo chiamano "John Cena", come uno dei campioni del wrestling. «Speriamo che i media non spengano troppo presto i fari sulla vicenda - si augura Milani - ci vuole una forte attenzione che spinga a riportare a casa subito Jacopo e i suoi compagni».
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