Il dolore
Alba di terrore, un paese si risveglia con lincubo del luglio di 23 anni fa. Cè chi ha chiamato il medico o ha lasciato casa
«Io c'ero quando è scoppiata la Farmoplant»
◗
Abitanti di Alteta nella zona del rogo 3 MINUTI DI LETTURA
MASSA.Sono passati 23 anni ma il ricordo dell'incidente avvenuto alla Farmoplant il 17 luglio del 1988 è ancora vivo negli abitanti di Alteta. Ieri come oggi, l'alba di una mattina di luglio, le sirene dei vigili del fuoco e la sveglia per le molte persone che abitano in quella zona. Quel giorno qualcuno gridava «E' scoppiata la Farmoplant», oggi qualcuno grida «E' scoppiata la ErreErre». La paura che qualcosa di simile dopo vent'anni potesse ripetersi, ha messo in allarme Alteta all'alba. Più i vigili del Fuoco e le autorità provavano a spiegare che non c'era pericolo e più le persone apparivano spaventate. «Io ho due bambini - dice Roberta, una mamma disperata - non so cosa devo fare, se portarli via oppure no. Mi hanno detto di tenere le finestre chiuse. Se non c'è pericolo perchè dobbiamo tenere le finestre chiuse»? Più il fumo si alzava e più le famiglie si allarmavano. «Io c'ero quando è scoppiata la Farmoplant - racconta una signora anziana - anche allora abbiamo visto una nuvola di fumo, tante sirene e un forte odore. Ci dicono di stare tranquilli ma siamo spaventati». Una psicosi che ha spinto alcune persone anche a chiamare il medico. «Quel forte odore - racconta Adelmo - mi ha fatto venire la nausea, e anche mia moglie ha accusato dei disturbi, abbiamo chiamato il nostro medico». C'è anche chi ha pensato di lasciare l'abitazione e di spostarsi al mare oppure in montagna. «Non ci restiamo a casa - commentano due signore con i loro figli - ci dicono che non c'è pericolo ma noi non siamo tranquille e i nostri bambini li portiamo al mare». Altri racconti: «Sono venuti due signori - racconta una donna - e ci hanno detto di lasciare le nostre case. Si era sparsa la voce che fossero persone incaricate dalla protezione civile. Non sappiamo cosa dobbiamo fare». Paura, una paura che non si placa neppure quando l'incendio viene domato e la nube di fumo comincia ad attenuarsi. «Il nostro quartiere è dimenticato da tutti - proseguono - ogni giorno siamo costretti a convivere con l'inquinamento, i nostri amministratori si ricordano di noi solo quando ci sono le elezioni e poi ci lasciano morire con i nostri figli, senza fare niente. Nella popolazione di Alteta la ferita del dopo Farmoplant è ancora aperta e oggi abbiamo paura come allora. Dopo quel giorno nulla è stato più uguale e ora non vogliamo che i nostri figli e i nostri nipoti debbano crescere con lo stesso incubo». Una mattinata fatta di fughe, fatta di telefonate, di richieste di aiuto. «Fateci sapere se dobbiamo lasciare le nostre case, - chiede una giovane donna - aspetto un bambino e ho paura, però non ho un'altra casa dove andare». Rossana Lazzini Altri servizi a pag. 3
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
