Il Tirreno

C'è l'udienza, Erre Erre va a fuoco

Chiara Sillicani
C'è l'udienza, Erre Erre va a fuoco

In fiamme 150 tonnellate di rifiuti prima che il giudice decida sull'asta

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Sono le 4,45, la città dorme. Una colonna di fumo nero si alza da via Dorsale. Un attimo e arrivano le fiamme, altissime. Alteta e Avenza si svegliano all'improvviso per l'odore acre di fumo e di rifiuti. Due frazioni in allarme, il ricordo della tragedia Farmoplant è ancora impresso nella memoria: solita zona, solito periodo, solita puzza.

Sta prendendo fuoco l'impianto Erre Erre, quello che avrebbe dovuto trasformare i rifiuti in combustibile e di cui, solo quattro giorni fa, è stato dichiarato il fallimento. Realizzato da Cermec (la società pubblica di smaltimento rifiuti e dal socio privato Delca spa) è sotto sequestro dal 9 maggio per un'inchiesta della procura sull'utilizzo dei finanziamenti europei grazie a cui è stato realizzato. L'impianto è inoperativo da circa 8 mesi, all'interno, però, in due fosse di contenimento, sono stoccate 800 tonnellate di materiale, utilizzate per il collaudo, per verificare - detto in parole semplici - il funzionamento delle macchine.

Rifiuti secchi e indifferenziati tra cui plastica, già trattata però, come tutto il resto, da Cermec. Il che dovrebbe scongiurare il rischio diossina. L'allarme pochi minuti prima delle cinque. L'impianto Erre Erre confina con quello di Cermec, ma l'intera area è deserta: è l'alba e i dipendenti (quelli di Cermec, Erre Erre non ne ha) non sono al lavoro, entrano alle sette. Montano in servizio, invece, due operai di un'azienda vicina, notano il fumo e danno l'allarme. I vigili del fuoco attivano le procedure del caso, avvisano il sindaco Roberto Pucci e Ugo Bosetti, presidente di Erre Erre e di Cermec (che dopo il no alla ricapitalizzazione da parte di Delca è l'unico socio).

Le fiamme sono altissime, i pompieri chiedono rinforzi a Lucca e a La Spezia. Sul posto arrivano anche il nucleo ambientale dei carabinieri da Firenze, il colonnello Andrea Ronchey, il capitano Stefano Nencioni, i tecnici dell'Asl e dell'Arpat. Le fiamme - secondo una prima ricostruzione - si sviluppano in una delle due fosse di contenimento e da lì si propagano anche all'altra, per estendersi fino al tetto e distruggere parte del biofiltro, la grande vasca che contiene materiale naturale e ha lo scopo di abbattere i cattivi odori. Vanno in fumo 100-150 tonnellate di rifiuti, le fiamme danneggiano buona parte dell'impianto elettrico e dei componenti elettronici delle macchine. La temperatura è altissima, si sciolgono come zucchero i finestroni del capannone. I vigili del fuoco lavorano senza tregua per quasi tre ore, non solo da terra: salgono sulle gru e gettano acqua sul tetto, alle 8 del mattino la loro competenza e l'ostinazione vincono sul fuoco: comicia il delicatissimo lavoro di bonifica.  

La voce dell'incendio si diffonde in un battibaleno. Alle sette arriva all'impianto anche il consigliere Giancarlo Casotti: vive ad Alteta ed ha visto alzarsi le fiamme, il suo telefono squilla ininterrottamente, sono i suoi compaesani terrorizzati per un film già visto, chiedono rassicurazioni. Le chiamate alle autorità si susseguono: mamme e papà vogliono sapere se i loro piccoli sono al sicuro, chi soffre d'asma trema. Ma il vento tira forte, sposta la nube verso il mare aperto. L'Arpat esclude rischi gravi e l'impianto del Cermec apre regolarmente. I dipendenti vengono chiamati in servizio, scatta la reperibilità e in un'ora sono tutti all'appello.  I sindaci (a Pucci si aggiunge anche il collega carrarese Angelo Zubbani) guardano le fiamme sbiancando, temono che sia a rischio anche il Cermec. Invece non solo le fiamme non lambiscono l'impianto di raccolta rifiuti, ma gli operai possono entrare in servizio e i camion scaricare regolarmente rifiuti.  

La cause dell'incendio sono ancora in fase d'accertamento, ma si fa spazio l'ipotesi del dolo. Erre Erre è inoperativa: l'impianto elettrico e quello del gas non sono in funzione. Da escludere quindi - almeno secondo una prima ricostruzione - che le fiamme siano state provocate da un cortocircuito.  Del resto il fuoco si alza da uno dei punti più nascosti del capannone (verso monti e lato Carrara), a confine con un grande terreno senza costruzioni o aziende. Non solo, l'incendio scoppia all'alba di un giorno particolare: quello in cui il giudice delle esecuzioni mobiliari, Carlo Mattugini, deve decidere se assegnare parte dell'impianto a chi lo ha acquistato all'asta, o far confluire quei beni nel patrimonio fallimentare (deciderà poi per la seconda ipotesi).

Non solo, i rifiuti prendono fuoco pochi giorni dopo il via libera da parte della Provincia e della Procura (visto che l'area è sotto sequestro) alla loro rimozione. Un quadro poco rasserenante, anche se l'ufficialità del dolo non c'è, le verifiche sono ancora in corso. In particolare gli inquirenti devono poter escludere l'ipotesi di un'autocombustione causata dalla macerazione di rifiuti deperibili. Sul posto, infatti, non sono stati trovati né inneschi, né combustibile.  La certezza quindi è una: un incendio di oltre tre ore che manda in fumo 150 tonnellate di rifiuti (un cassonetto ne contiene 3) e danneggia gravemente l'impianto Erre Erre. Il resto è il terrore di una popolazione che porta le ferite del disastro Farmoplant.

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