Il Tirreno

Dichiarato il fallimento dell’azienda che doveva produrre cdr, ora si cerca di salvare il salvabile

ErreErre, si punta allo stop dell'asta

<b>CAOS RIFIUTI. </b>L&#146;impianto ErreErre quando era in costruzione
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CAOS RIFIUTI. L’impianto ErreErre quando era in costruzione

Obiettivo: l'affitto dell'impianto per farlo ripartire. Lunedì la decisione

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 MASSA. È depositata da ieri in tribunale la sentenza dichiarativa di fallimento di ErreErre emessa dal giudice Giovanni Sgambati. Sommersa dai debiti, inseguita da alcuni dei creditori che sperano di ottenere tramite la vendita all'asta dei macchinari un rientro almeno parziale delle loro spettanze (altri creditori, però puntavano a "salvare" l'azienda), la società è crollata.  Decretando, al contempo un fallimento, l'ennesimo, della gestione della politica dei rifiuti da parte della classe dirigente locale.  Si tenta, ora, di salvare il salvabile. Le tre ditte che hanno presentato istanza di fallimento avevano già ottenuto la messa all'asta di una parte dei macchinari della ErreErre, aggiudicati a una società di Milano per 320mila euro. Il giudice del fallimento, tuttavia, potrebbe adesso (per lunedì è prevista un'udienza proprio su questo) bloccare la vendita esecutiva e immettere anche quei beni nella cosiddetta "massa attiva" del fallimento. In sostanza, un congelamento delle esecuzioni in atto che potrebbe aprire nuovi scenari. Come quello dell'affitto in gestione dell'impianto ErreErre a una società terza, in modo da mettere in attività l'impianto e generare così "profitti" sulla cui base definire un piano di rientor del maxi debito. Una società specializzata nel settore in grado di fare partire - finalmente - i macchinari per la trasformazione dei rifiuti secchi in cdr (uno speciale combustibile per altiforni) e, quindi di avviare un ciclo "virtuoso" per l'intero sistema. Portare i rifiuti trattati di Cermec a questo impianto costerebbe, infatti, molto meno che portarli - come oggi avviene - in discarica. Il che sarebbe poi lo scopo per cui è nata ErreErre.  In questa prospettiva, ci sarebbe già pronta l'opzione di spostare in ErreErre una parte dei dipendenti di Cermec (una dozzina) per fare funzionare l'impianto.  Una strada, tuttavia, disseminata di ostacoli di ogni genere. Uno dei primi: l'impianto è ancora sotto sequestro, su ordine della magistratura che indaga nei confronti degli ex amministratori sull'ipotesi di reato di truffa all'Unione europea per i finanziamenti "gonfiati" ottenuti da ErreErre proprio per la costruzione dell'impianto. E poi la questione della mancanza di allacciamento con la rete del metano. ErreErre è stata realizzata "dimenticando" l'alimentazione energetica dell'impianto (un po' come se un costruttore di auto dimenticasse di progettare il serbatoio) e la fornitura di metano necessaria per fare funzionare i macchinari deve essere assicurata attraverso un "bombolone" di gas, con costi aggiuntivi. Una partita difficilissima. C.F.

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