Il Tirreno

Un corvo sul delitto. Poche righe anonime indicano il nome dell’omicida della 66enne Angelina Catalani

«Ecco l'assassino della tabaccaia»

Piazza Marconi e a sinistra l’edificio dove c’era la tabaccheria
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Piazza Marconi e a sinistra l’edificio dove c’era la tabaccheria

Lettera anonima su un fatto di sangue avvenuto nel 1983 a Fivizzano

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 FIVIZZANO. Una lettera anonima contenente il nome del presunto assassino, riporta a galla uno dei più efferati delitti avvenuti dal dopoguerra a oggi nel Fivizzanese: si tratta dell'omicidio della tabaccaia Angelina Catalani, 66 anni, uccisa all'interno del suo negozio di generi alimentari e tabacchi, la notte dell'8 aprile del 1983. Un delitto rimasto insoluto.  La scritta anonima è giunta alla nostra redazione di Massa nei giorni scorsi e ora è nelle mani delle forze dell'ordine.  La lettera contenente alcune righe scritte a penna con calligrafia in stampatello, ricorda quel terribile episodio del quale, secondo l'autore, il presunto responsabile sarebbe una persona indicata nello scritto.  Opera di un mitomane, un brutto scherzo ai danni di colui che viene additato come assassino, oppure davvero qualcuno che per 28 anni ha taciuto e solo ora ha pensato di liberarsi di tale segreto?  Sta di fatto che questo episodio ormai dimenticato dai più è ritornato a galla, almeno nella memoria di colui che ha scritto quelle righe e sul quale certamente i carabinieri vorranno vederci chiaro. Anche perché il colpevole o i colpevoli di quel feroce assassinio non sono stati mai individuati.  Il delitto che avvenne nella centralissima piazza Marconi all'interno di quella tabaccheria, 28 anni fa, scosse non poco la tranquillità non solo dei fivizzanesi: la psicosi che in giro ci fosse un feroce assassino coinvolse anche tutto il resto della Lunigiana. L'anziana commerciante venne ritrovata in una pozza di sangue poco prima delle 8 di mattina del 9 aprile 1983 da un conoscente. L'uomo, attraverso la serranda semi abbassata, vide un gran disordine all'interno del locale e, dopo aver chiamato più volte Angelina Catalani senza avere risposta, entrò nella tabaccheria trovando la poveretta in un locale attiguo al negozio, immersa in un lago di sangue, con un tubo del gas infilato in bocca.  Gli inquirenti ricostruirono i terribili momenti vissuti dalla tabaccaia prima di morire: venne barbaramente colpita alla testa con una sbarra di ferro e poi sgozzata con un grosso coltello.  Un atroce delitto perpetrato ai danni di un'anziana inerme per il quale venne ipotizzato che gli autori fossero almeno tre. Risultò un'indagine difficile, un vero giallo, considerato che nessuno vide nulla, nonostante il tutto fosse accaduto in una delle piazze più frequentate del capoluogo. Nessun testimone di quello che accade nell'edificio a due piani dove Angelina Catelani non solo svolgeva il lavoro di negoziante, ma vi risiedeva al piano di sopra.  Nessuno udì le urla della poveretta che morì in un locale attiguo al punto vendita. Si parlò di un omicidio a scopo di rapina compiuto da qualche tossicodipendente della zona, di una rapina andata a male, di una ritorsione, insomma tante ipotesi ma nessun colpevole. Un caso insoluto ora tornato alle cronache a seguito della lettera anonima. Una sorta di Cold Case insomma per il delitto irrisolto avvenuto nella tranquilla Fivizzano quasi trent'anni fa. R.L.

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