Attenzione
Sempre meno turisti, il commercio è ko
Chiara Sillicani
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IN SPIAGGIA. Turisti si godono il sole sul nostro litorale E sotto Paolo Arpagaus I negozianti: cali del 20% a Marina. Ma l'istituto ricerche ridimensiona: siamo a -10%
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MARINA DI MASSA. Un fil rouge che collega, senza soluzione di continuità, il mare alla città, economia balneare e produttività. Certo per i bilanci - la stagione è nel vivo - c'è tempo, ma se la percezione degli operatori è qualcosa di più di un segnale, beh, allora sono davvero tempi duri per il turismo e - conseguenza immediata - per il commercio. Chi a Marina lavora ogni giorno ha le idee chiare: sempre meno presenze (anche nel weekend) e acquisti ridotti all'osso. Si risparmia su tutto, dal caffè alle riviste. E se è vero che la percezione non vanta scientificità, è altrettanto vero che il coro degli operatori - anche quando si lanciano in previsioni - è unanime. Dai balneari ai commercianti. Un calo - riferiscono - che si aggira intorno al 20% e - aggiunge qualcuno - addirittura lo supera. Un gatto che si morde la coda: meno gente sul litorale e meno compere. Del resto non suppliscono certo al calo i massesi: pochi soldi in tasca e consumi ridotti al minimo. Paolo Ciuffardi il polso della situazione ce l'ha davvero. A Partaccia, terra di campeggi, ha un negozio in cui vende giornali, tabacchi e alimentari. Lui non ha dubbi: «Il calo è a due cifre, siamo intorno al meno 20%. Chi comprava una rivista da leggersi in spiaggia, si accontenta del quotidiano. I gadgets e i souvernirs non si vendono più». Anche Andrea Bruni, titolare della storica oreficeria di Marina, ha la stessa impressione: «Il calo di turisti c'è e i commercianti ne subiscono gli effetti». Il potere d'acquisto è in caduta libera: «Chi viene in vacanza da queste parti rappresenta un valore aggiunto - spiega Bruni - ma il cliente è in sofferenza». E anche lui azzarda una cifra: sempre la stessa, meno 20%. Conferma Stefano Gazzoli, vicepresidente di Riviera Apuana e titolare del bagno Sara: anche per lui il calo si sostanzia in un numero a due cifre. Dati allarmanti, ma non infondati secondo Paolo Arpagaus, presidente di Confesercenti e titolare dell'omonimo bar pasticceria. C'è qualcosa di più della percezione. «Parlare di calo del 20% non è da pessimisti - si lascia sfuggire - la spesa media del turista si riduce ulterioremente e chi si gustava un primo di pesce al mare - esemplifica il concetto - adesso si accontenta di un panino. Non ci sono settori che si sono salvati, la crisi è trasversale, dal mercato immobiliare a quello pubblicitario. A Marina l'impatto è maggiore perché siamo in piena stagione turistica, ma anche in città è dura, con l'aggravante - ecco il fil rouge di cui parlavamo all'inizio - che quello che accade l'estate al mare ha ripercussioni sull'economia cittadina». Tradotto: se i turisti non ci sono e si vende poco, si assume anche poco. E senza il lavoro stagionale, storico ammortizzatore sociale, le tasche sono vuote e in inverno si tagliano i consumi. Ma se Paolo Arpagaus conferma la percezione degli operatori, la Camera di commercio è più cauta. Alberto Ravecca, direttore dell'istituto studi e ricerche, si affida alla scinetificità: «C'è un calo della spesa media per turista che io stimo intorno all'8%. Si tratta di una previsione basata sugli ordini fatti dagli operatori. Su Marina di Massa faremo un apposito studio perché in quella fascia del litorale apuano si concentra l'80% del turismo». L'idea che il calo sia molto più sostanzioso nasce dal pessimismo: «Gli operatori - sintetizza Ravecca - sono sfiduciati». Non rimane che aspettare i dati, quelli sugli arrivi e sulle presenza: se davvero fossero negativi e con due cifre davanti al meno, allora categorie e amministrazione saranno chiamate a rimboccarsi le maniche. In piena crisi occupazionale e produttiva, "perdere" il turismo è un lusso che non possiamo concederci.
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