Finanza
La storia. Lex direttore si confida: ma non mi sento una vittima, ho gli strumenti per difendermi e credo ancora nella giustizia
«Solo e tra gli scarafaggi: ecco il mio carcere»
◗
Lesterno del carcere di Massa Salvatore Iodice racconta la sua vita da detenuto: negati anche i diritti minini
2 MINUTI DI LETTURA
MASSA. È uno strano gioco delle parti, quasi una dantesca legge del contrappasso: l'uomo che ha diretto il carcere, che ha aperto le porte perché la società entrasse in quell'universo "blindato", si ritrova dietro le sbarre. In un carcere però - ci tiene a dirlo Salvatore Iodice - «ben diverso da quello che volevo io e che vorrebbe ogni cittadino garantista». È a processo per aver pilotato - questa la tesi dell'accusa - alcune gare per la realizzaione di lavori proprio all'interno del carcere che ha diretto. Ma lui del processo non vuole parlare «per rispetto nei confronti dei giudici». Qualcosa, però, se lo lascia sfuggire: «Non mi sento una vittima, ho strumenti giuridici per difendermi e, nonostante quanto ho patito, continuo ad aver fiducia nella giustizia, da quando è iniziato il processo ho certezza di avere a che fare con giudici sereni, equilibrati e attenti». Si sente «come un uomo che ha preso tanti cazzotti» Salvatore Iodice e racconta il "suo" carcere, quello conosciuto sulla "sua" pelle: «Sono stato arrestato e portato a Prato (luglio 2010 ndr), ho vissuto in isolamento, in un ambiente angusto e malsano». In piena estate sotto il suo letto - si concede qualche confidenza - crescono i muschi. Per lui non esiste privacy: «Ero guardato a vista 24 ore su 24, senza alcuna possibilità di socialità». Solo ad un mese dalla scarcerazione (a novembre) si unisce ad altri detenuti: «Alcuni carcerati hanno sottoscritto una petizione perché potessi essere trasferito nella loro sezione. Mi era rimasta la loro pietà e la professionalità e sensibilità della psichiatra e dello psicologo». Per Iodice il dolore più grande è quello dell'assenza: «Per 20 giorni non ho potuto ricevere lettere, ho chiamato a casa dopo 30». A "fargli compagnia" ci sono «tantissimi scarafaggi e insetti di ogni tipo». E ora «se nessuno mi darà una spiegazione - e arriva la frase più forte - sarò portato a credere che la carcerazione sia stata usata come fosse strumento di tortura. Ho subito - rafforza- una carcerazione umiliante e degradante, chi toglie la libertà ad una persona ha l'obbligo morale di garantirgli i diritti minimi. Ogni pm, con esperienza, sa che in quelle condizioni si dice il vero o il falso pur di uscire dalla disperazione». Adesso cerca «di rialzarsi», ma qualche piccola soddisfazione Iodice se la vuole togliere: «Mentre gli inquirenti acquistavano visibilità, io ero alla gogna». E se adesso riguarda indietro cosa non farebbe?: «Il direttore al carcere di Massa, è un ambiente troppo difficile». C.S.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
