Trasporti
«Case popolari occupate senza averne diritto»
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LE CASE. Un palazzo popolare nella zona dei Poggi L'appello di alcuni residenti di via Rosselli: l'Erp faccia controlli più rigorosi
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MASSA. Hai un reddito basso e magari tre bambini, tiri avanti a fatica e ottieni la casa popolare. Poi gli anni passano, fai sacrifici enormi per far studiare i tuoi figli. Crescono, finalmente lavorano e il loro reddito - che da bravo cittadino dichiari all'Erp - si somma al tuo. Risultato? Rischi di dover lasciare la casa popolare, ora puoi permettertene una in affitto. Un esempio, una storia non lontana dalla realtà che racconta un condomìno delle case popolari di via Rosselli. Sulla stampa ha letto i problemi dell'Erp (ente edilizia popolare), primo fra tutti la morosità e vuole mettere, insieme ad altri residenti, qualche puntino sulle "i". «Trovo ingiusto - spiega - che si colpisca chi ha sempre rispettato le regole, non si può sfrattare chi dichiara fino all'ultimo centesimo, nè pensare che una famiglia, dopo anni di sacrifici, riversi le spese di un affitto sui figli. Così si premiano i più furbi, quelli che vivono nelle case popolari e non dichiarano di risiedervi». Perché il nocciolo del problema sta proprio lì: troppe persone che abitano nelle case Erp, magari con genitori o nonni, senza residenza e persone che vivono in appartamenti assegnati a parenti che magari non ci sono più da anni. E qualcuno in via Rosselli alza la voce: «Si guardi ai tanti morosi e a chi non ha titolo per occupare una casa popolare». E chi nel tempo ha visto migliorare la sua situazione economica? Nessun nababbo o vincitore all'enalotto, ma famiglie in cui anche i figli hanno trovato un impiego: «Beh, si aumenti l'affitto, è giusto, ma non si pensi di costringere quelle persone a cambiare casa, non si caccino dall'appartamento in cui hanno vissuto per anni, dichiarando fino all'ultimo centesimo». La storia è sempre la stessa: chi ha fatto le cose per bene teme di essere punito, di pagarla anche per chi la vita la prende con eccessiva leggerezza. Timore comprensibile. L'appello quindi è a verifiche puntuali. Rimane un fatto: l'Erp non è l'organo di controllo fiscale e non può agire presumendo che qualcuno faccia il furbo.
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