Sicurezza
Tropicana: «Rivogliamo i nostri soldi»
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CASO RTA. Il Tropicana a Marina e il giudice Ermanno De Mattia Partono due cause per il risarcimento: i proprietari chiamano a giudizio anche il notaio
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MASSA. Il Tropicana, la residenza turistico-alberghiera su via Verdi, è chiusa: il Comune, con delibera del dirigente alle attività produttive, ha revocato l'autorizzazione. Ma la vicenda giudiziaria va avanti, anzi, si articola. Non solo un processo penale, ma anche una battaglia in sede civile. Con due dei 22 acquirenti intenzionati ad ottenere - sempre che il giudice riconosca le loro ragioni - tutti i soldi spesi per l'acquisto e la gestione degli appartamenti. «Ho promosso le cause civili - spiega Renato Lanfranconi, loro legale - per chiedere il risarcimento alla società Tropicana e al notaio Dario Dalle Luche, qualora emergano, in sede civile, sue responsabilità». Sul fronte penale, infatti, è a processo Antonello Bertozzi, noto commercialista. L'accusa ipotizza la lottizzazione abusiva (per la trasformazione di una struttura turistica in unità immobiliari) e l'evasione fiscale per 700mila euro. Non tutti gli importi per la vendita degli immobili - questa la tesi del pm Alberto Dello Iacono - sarebbero stati fatturati. Adesso si apre anche il fronte civilistico, le due cause per il risarcimento - così ha chiesto il legale Lanfranconi - potrebbero essere riunite, visto che gli acquirenti, entrambi milanesi, avanzano la stessa richiesta. «I miei clienti - spiega l'avvocato - hanno perso la casa e il denaro usato per acquistarla e tutto ciò mentre la struttura di via Verdi è in stato di abbandono». Questa la ragione della causa, lo scopo è «ottenere dal giudice civile la dichiarazione di nullità o annullabilità dei contratti di compravendita. Abbiamo chiesto - chiarisce Lanfranconi - di individuare eventuali errori - qualora ve ne siano - commessi dal notaio che si è già tutelato attraverso la sua assicurazione,costituitasi in giudizio». L'avvocato non ha dubbi:la battaglia in sede civile è legata a doppio filo a quella penale. «Durante il processo - chiarisce - potrebbero emergere dichiarazioni importanti sulla posizione dei miei clienti, loro ritenevano di acquistare un appartamento ad uso esclusivo. Uno di loro lo ha confermato, come testimone, anche al giudice penale». Non solo, per Lanfranconi se venisse accertata l'ipotesi di lottizzazione avanzata dall'accusa, «gli effetti della sentenza sarebbero anche sulla validità del contratto di compravendita». Insomma, quella penale e quella civile sono due strade distinte, ma gli esiti della prima potrebbero ripercuotersi - così ritiene l'avvocato - anche sulla seconda. Lanfranconi lancia anche una piccola stoccata al Comune: «Mi lascia perplesso che all'interno della Rta abbia concesso ad alcuni la residenza come prima casa. L'esperienza delle Rta - aggiunge - deve ritenersi conclusa, si pensi quindi ad un cambio di destinazione d'uso. Nell'interesse di chi ha acquistato, ma anche per la valorizzazione del litorale». C.S.
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