Toscana
SPORT IN TOSCANARossella Ratto: «Io, la Bettini delle donne»
Stefano Fiori
La ciclista si racconta dopo il doppio europeo. I commenti, le paure e le nuove sfide
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MASSA E COZZILE. Rossella Ratto entra di diritto nella storia del ciclismo italiano dopo l'exploit ai recenti campionati europei di Offida, in provincia di Ascoli Piceno. La portacolori del GS Giusfredi-Verinlegno-Fabiani Gioiellerie ha letteralmente strapazzato le quotate avversarie continentali con un "uno-due" micidiale: prima le ha messe in ginocchio nella prova a cronometro individuale e successivamente ha inferto loro il colpo del ko nella gara in linea, sempre Juniores, dove ha surclassato tutte tagliando il traguardo con oltre 4 minuti di vantaggio.
E se la prova in linea è ormai dominio delle cicliste italiane da cinque anni, grazie ai trionfi - oltre al suo - di Valentina Scandolara (2 volte), Elena Cecchini e Anna Trevisi, la scatenata Rossella è stata la prima italiana a conquistare l'alloro europeo nella crono individuale e anche la prima italiana a centrare il clamoroso bis crono-strada, preceduta a livello continentale solamente dalla meteora danese Mie Bekker Lacota, prima in entrambe le gare nel 2006.
La stella del GS Giusfredi si gode il trionfo in una famiglia dove si mangia pane e ciclismo, con la madre, Monica Lo Verso, che è anche il suo primo diesse e con due fratelli, Daniele Ratto ed Enrico Peruffo, che militano tra i professionisti. Ma vediamo di conoscere meglio questa esuberante ragazza nata a Moncalieri (Torino) il 20 ottobre 1993, residente a Colzate (Bergamo) in Valseriana e adottata nel 2011 dal paese di Vangile di Massa e Cozzile, in Valdinievole, per motivi... ciclistici.
Quando hai iniziato a praticare il ciclismo?
«Ufficialmente tra i Giovanissimi a 6 anni, tuttavia il mio vero debutto avvenne in provincia di Torino quando avevo 4 anni, tra i non tesserati, in una gara di mountain bike».
Come commenti, a freddo, il doppio trionfo agli Europei?
«Mi sembra ancora un sogno e voglio ringraziare soprattutto i tecnici Sangalli e Salvoldi, la mia famiglia e il team Giusfredi per come mi hanno aiutato quest'anno, nonostante i brutti contrattempi subiti con le cadute di Crema, il 25 aprile, dove mi ruppi alcuni denti e del Brinzio, il 29 maggio, dove mi fratturai mandibola e mento».
Mai avuto paura di non vincere agli Europei?
«Nella crono mi sentivo tranquilla e determinata, mentre al via della prova su strada avevo il dubbio di avere speso troppo nella prova contro il tempo e di dover soffrire parecchio su di un percorso così impegnativo. Ma non è stato così e ho subito trovato il passo giusto, anche se mi hanno detto che avevo 4 minuti di vantaggio soltanto a 5 km. dall'arrivo...».
C'è chi dice che 52 atlete al via erano poche.
«Ma erano le migliori, le più adatte a un tracciato così duro, accuratamente selezionate dalle loro squadre nazionali».
E ora il mondiale in Danimarca...
«Ci spero, farò tutto per arrivarci al top ma adesso mi attendono tre settimane di vacanza in montagna».
Gli idoli nel ciclismo?
«Marianne Vos, Gilbert, Contador e Paolo Bettini, al quale sento di assomigliare tecnicamente».
I tuoi hobbies?
«Mi piace mangiare bene e cucinare: prediligo paella, verdure, lasagne e bistecca alla fiorentina».
E se la prova in linea è ormai dominio delle cicliste italiane da cinque anni, grazie ai trionfi - oltre al suo - di Valentina Scandolara (2 volte), Elena Cecchini e Anna Trevisi, la scatenata Rossella è stata la prima italiana a conquistare l'alloro europeo nella crono individuale e anche la prima italiana a centrare il clamoroso bis crono-strada, preceduta a livello continentale solamente dalla meteora danese Mie Bekker Lacota, prima in entrambe le gare nel 2006.
La stella del GS Giusfredi si gode il trionfo in una famiglia dove si mangia pane e ciclismo, con la madre, Monica Lo Verso, che è anche il suo primo diesse e con due fratelli, Daniele Ratto ed Enrico Peruffo, che militano tra i professionisti. Ma vediamo di conoscere meglio questa esuberante ragazza nata a Moncalieri (Torino) il 20 ottobre 1993, residente a Colzate (Bergamo) in Valseriana e adottata nel 2011 dal paese di Vangile di Massa e Cozzile, in Valdinievole, per motivi... ciclistici.
Quando hai iniziato a praticare il ciclismo?
«Ufficialmente tra i Giovanissimi a 6 anni, tuttavia il mio vero debutto avvenne in provincia di Torino quando avevo 4 anni, tra i non tesserati, in una gara di mountain bike».
Come commenti, a freddo, il doppio trionfo agli Europei?
«Mi sembra ancora un sogno e voglio ringraziare soprattutto i tecnici Sangalli e Salvoldi, la mia famiglia e il team Giusfredi per come mi hanno aiutato quest'anno, nonostante i brutti contrattempi subiti con le cadute di Crema, il 25 aprile, dove mi ruppi alcuni denti e del Brinzio, il 29 maggio, dove mi fratturai mandibola e mento».
Mai avuto paura di non vincere agli Europei?
«Nella crono mi sentivo tranquilla e determinata, mentre al via della prova su strada avevo il dubbio di avere speso troppo nella prova contro il tempo e di dover soffrire parecchio su di un percorso così impegnativo. Ma non è stato così e ho subito trovato il passo giusto, anche se mi hanno detto che avevo 4 minuti di vantaggio soltanto a 5 km. dall'arrivo...».
C'è chi dice che 52 atlete al via erano poche.
«Ma erano le migliori, le più adatte a un tracciato così duro, accuratamente selezionate dalle loro squadre nazionali».
E ora il mondiale in Danimarca...
«Ci spero, farò tutto per arrivarci al top ma adesso mi attendono tre settimane di vacanza in montagna».
Gli idoli nel ciclismo?
«Marianne Vos, Gilbert, Contador e Paolo Bettini, al quale sento di assomigliare tecnicamente».
I tuoi hobbies?
«Mi piace mangiare bene e cucinare: prediligo paella, verdure, lasagne e bistecca alla fiorentina».
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