Il Tirreno

Tribunale di Pontremoli. Nel 2009 i carabinieri misero le manette a 24 persone che si rifornivano a Milano di hashish e cocaina

Operazione Testarolo, altre 4 condanne

Fabrizio Palagi
Il pm Federico Manotti ha coordinato l’Operazione Testarolo condotta dai carabinieri
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Il pm Federico Manotti ha coordinato l’Operazione Testarolo condotta dai carabinieri

Altrettante assoluzioni nel processo per spaccio di droga condotto da una gang multietnica

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 PONTREMOLI. Quattro condanne e altrettante assoluzioni: così si è conclusa la parte finale del maxi processo relativo all'Operazione Testarolo. Alla sbarra, gli ultimi 8 dei 29 imputati che, a seguito della retata effettuata dai carabinieri nel luglio di due anni fa, sono stati chiamati a rispondere delle accuse di spaccio di droga in varie zone della Lunigiana.  Di fronte al giudice Antonia Aracri, il pm Federico Manotti ha ripercorso la vicenda iniziata nel maggio del 2006 con le indagini condotte dai carabinieri si due clan multietnici composti da albanesi, italiani e marocchini.  Indagini a tutto campo che, tre anni dopo, appunto nel luglio 2009, diedero sfogo all'Operazione Testarolo, così denominata per il fatto che l'attività dei pusher si svolgeva prevalentemente nelle vicinanze di pub e locali notturni lunigianesi.  A finire nelle rete tesa dai militari, inizialmente sono state 24 persone, tra cui cinque donne. La banda si riforniva a Milano per poi spacciare la droga in Lunigiana che veniva divisa in due distinti "mercati": hashish, marijuana e cocaina scorrevano a fiumi, conseguentemente offrendo un vasto giro d'affari alla gang multietnica. I prezzi proposti variavano dagli 80 euro per un grammo di cocaina, ai 10-15 al grammo per marijuana e hashish.  I pusher avevano adottato una sorta di codice per indicare le quantità e i tipi di droga richiesti: "Quanti calzini e pantaloni vuoi?" era la frase classica rivolta agli acquirenti; c'era poi il sistema degli squilli a vuoto ai cellulari per indicare quante dosi portare.  Stratagemmi che non sono serviti allo scopo dato che, nella notte tra il 6 e il 7 luglio di due anni fa, ben 120 carabinieri coadiuvati da due squadre cinofile, misero in atto il maxi blitz, di fatto mettendo le manette ai polsi a 24 persone, in prevalenza marocchini, numero che è via via aumentato con il prosieguo delle indagini, fino ad attestarsi a 29 persone rinviate a giudizio.  Da rilevare che, nello scorso giugno, il latitante albanese 31enne Eduard Fetau è stato pizzicato dai carabinieri grazie alla denuncia della sua ex fidanzata di Fivizzano, alla quale, durante una breve visita, aveva sottratto il cellulare. L'uomo venne preso mentre stava per raggiungere in treno la Francia.  Ieri mattina, nel Tribunale di Pontremoli, il pm Federico Manotti ha chiesto le condanne per gli otto imputati dello stralcio finale del processo.  Ma solo quattro richieste sono state assecondate «anche se con pene lievi» ha poi commentato lo stesso pm Manotti» il quale ha aggiunto che, dopo aver letto le carte, valuterà il da farsi.  Le condanne riguardano l'albanese Eduard Fetau detto Eddy (2 anni e 2 mesi), il marocchino Ait Labyad Adil (4 anni), il calabrese Vincenzo Facciolo (1 anno e 6 mesi) e la lunigianese Giada Nioi (un anno).  Assolti invece gli altri quattro imputati: Elfadili Badre, Zituni El Arabaui, Rachid Marir e Adil El Manaouri.

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