La manifestazione
IL CASO
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IN ATTESA. Persone in coda agli uffici postali (foto darchivio) 2 MINUTI DI LETTURA
MASSA. C'è Internet, ci sono i servizi digitali e telematici, eppure in Italia non riusciamo a liberarci dell'odiatissima fila. Quella che ti tocca - quasi sempre - quando metti piede in banca o in un ufficio postale. E qualche volta l'attesa esaspera. Gli utenti perdono la pazienza, la voce si alza, qualcuno si arrabbia e punta il dito contro gli impiegati. Così è successo ieri mattina, all'ufficio postale nel centro cittadino, in viale Democrazia, poco prima delle undici. Un utente arriva per effettuare un pagamento, guarda il suo biglietto: ha il numero 65. Ma passato un'ora - riferisce - la fila è ancora tutta lì. E a scaldare gli animi è il cartellone digitale - racconta chi era presente - quello in cui vengono distinti con lettere i vari servizi erogati allo sportello. I numeri accanto ad una delle lettere non vanno avanti: tradotto, per quel servizio, non vengono serviti utenti. E chi è in coda da un po' comincia a lamentarsi, nella grande sala di attesa sale il chiacchiericcio nervoso di chi non ha più voglia di aspettare. Gli animi si scaldano, tanto che il direttore interviene. Invita - così racconta un utente - a non agitarsi, ad attendere il proprio turno e spiega che tutti gli impiegati stanno lavorando regolarmente e che non ci sono problemi tecnici. Non solo, avrebbe anche detto di essere disposta a chiamare la polizia postale nel caso non fosse tornata la calma. E proprio quel riferimento alla polizia ha mandato qualche utente su tutte le furie: «Abbiamo atteso a lungo, la fila non scorreva - si sfoga qualcuno - ci saremmo aspettati se non scuse, almeno spiegazioni. Avremmo capito. Invece, che ci viene detto? Che sarebbe arrivata la polizia. È assurdo». La situazione non degenara: i più accalorati preferiscono andarsene. Sull'accaduto le Poste - contattate - non hanno rilasciato alcuna dichiarazione, nè hanno fornito una diversa versione dei fatti. C.S.
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