La manifestazione
«Congiuntivite dopo un bagno»
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CONSIGLIERE. Stefano Benedetti E Benedetti lancia l'allarme: decine di casi, nel mirino il fosso Silcia
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MARINA DI MASSA. La storia c'è, la riferisce un noto barista della città. E lui non ha dubbi: il suo non è un caso isolato. E quella storia diventa allarme nell'esposto presentato dal consigliere Stefano Benedetti (Pdl) all'Arpat e all'assessorato all'ambiente. Un bagno in mare e una terribile congiuntivite, occhi arrossati, forte bruciore e difficoltà a mettere a fuoco. Il barista racconta di essersi goduto qualche ora di relax al mare, lo scorso martedì, nella zona degli scogli, proprio davanti all' alberghiero. E per vincere il caldo si tuffa in mare: «Ho fatto un bagno e quando sono uscito dall'acqua avevo gli occhi in fiamme, sono andato a casa, li ho lavati, ma nulla da fare. Ho pensato che con la notte il disturbo sarebbe passato. Invece nulla, il mattino non riuscivo a mattere a fuoco». Corre dal medico che gli prescive un collirio antibiotico e proprio il medico gli avrebbe riferito di un altro caso. Potrebbe essere una coincidenza? O forse un po' di sale finito negli occhi accompagnato da qualche granello di troppo? Per Stefano Benedetti non è così. A lui racconta una storia simile una vicina di casa, «anche lei - spiega - ha fatto il bagno in quella zona». Tanto che il consigliere scrive un esposto al direttore dell'Arpat (Agenzia di protezione ambientale), ai dirigenti comunali del settore ambiente e lavori pubblici. Ipotizza «l'inquinamento del fosso Silcia che sfocia proprio nella zona dell'alberghiero». «Sembrerebbe - scrive nel documento - che i casi di intossicazione degli occhi siano stati decine e proprio in quei giorni, alcuni residenti del Bondano, mi avevano contattato e informato che in alcuni punti il canale Silcia si era colorato di bianco, molto probabilmente a causa di uno sversamento non ben identificato. Ho fatto un sopralluogo - aggiunge - notando che in quegli stessi giorni e, proprio in corrispondenza del punto dell' ipotetico inquinamento, erano ripresi i lavori all' interno dell' area del nuovo ospedale. L' ipotesi è quella che, scavando, possa essere emersa in superficie una sostanza inquinante che può aver trovato il suo sfogo naturale all' interno del canale e quindi in mare». Ecco, dunque la richiesta di verifiche da parte dei soggetti competenti tra cui, appunto, l'agenzia per la protezione ambientale. All'Arpat, infatti, ad ora non risulta alcuna segnalazione, nè l'Asl ha verificato accessi al pronto soccorso di pazienti con dolori o bruciori oculari. Ma Stefano Benedetti precisa che «molte persone si sono rivolte direttamente al medico curante». Adesso si tratta di capire se quello del barista sia un caso isolato. La parola, quindi, agli esperti.
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