La manifestazione
Dito rotto, l'Asl le presenta il conto
◗
Lospedale di Carrara La scultrice chiese controlli in ospedale, dopo sette anni dovrà pagare
2 MINUTI DI LETTURA
CARRARA. Si era rotta il mignolo sinistro e quella frattura, a suo parere mal curata le aveva impedito di scolpire. Lei, la scultrice 71enne Alice Micheli, non si era data per vinta, aveva continuato a chiedere controlli. In ospedale le avevano certificato una deviazione dell'osso. Per quel parere, dopo 7 anni l'Asl le presenta il conto: 151,29 euro. La raccomandata, con cui l'azienda avanza il recupero crediti è arrivata nei giorni scorsi. «Un debito di 151 euro - spiega la scultrice in una lunga lettera - per un parere igienico sanitario del 22 settembre del 2004. Sette anni fa». «E mi hanno pure scritto - continua - in modo intimidatorio di pagare entro 10 giorni». Alice Micheli racconta la sua storia. «Nel 2004 una frattura del dito mignolo della mano sinistra è stato curato male al Pronto soccorso di Carrara. Non l'hanno riconosciuto - spiega la scultrice - Ho un referto che mette nero su bianco che l'osso si era saldato male. Mi procurava dei dolori e soprattutto mi rendeva impossibile scolpire visto che lo scalpello poggiava proprio in quel punto dove non sopportavo più il contraccolpo». «Il 25 Marzo dello stesso anno, in seguito a delle lettere e richieste ulteriori di radigrafie, sono stata convocata all'ospedale dai due primari di Ortopedia e Radiologia: mi dissero che la deviazione al dito rientrava nella normalità. Si, dico io, nella normalità degli sbagli - prosegue nel suo sfogo la Micheli - Non mi sono arresa, ho sempre lavorato. Con molte difficoltà all'inizio. Ma adesso, oltre la malasanità mi arriva dopo sette anni un'ingiunzione di pagamento per un parere, per la risposta che ho avuto dai primari». «Sono passati sette anni - continua - Io ho subito un'ingiustizia. Un osso saldato male per incompetenza. Nessuno si è scusato allora. Ora vedo nella raccomandato che ho ricevuto nei giorni scorsi la stessa arroganza per un debito che non ho, che non pagherò mai. La malasanità non mi ha fatto smettere di lavorare e ora questo attribuirmi un debito che non esiste non mi toglie la fiducia nella giustizia». Insomma la scultrice, che per quel mignolo rotto ha subito una vera e propria odissea, adesso è alle prese con un altro capitolo della vicenda. L'Asl, dopo sette anni, le chiede i soldi. A.V.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
