Il Tirreno

Cermec non chiude. Ma rischia

Claudio Figaia
<b>RIFIUTI. </b>L&#146;impianto del Cermec a sin: lo stabilimento ErreErre e, sotto, il viceprefetto Romeo
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RIFIUTI. L’impianto del Cermec a sin: lo stabilimento ErreErre e, sotto, il viceprefetto Romeo

Ed ErreErre corre verso il fallimento. Senza mai avere funzionato

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 MASSA. Sale la preoccupazione sulle sorti di Cermec, si accendono di nuovo i timori di una crisi nella catena di trattamento dei rifiuti con - di nuovo - spazzatura che deborda dai cassonetti e raccolta ferma. Così la prefettura accetta a tempo di record la richiesta di un nuovo «tavolo» sulla questione rifiuti con i sindaci di Massa e Carrara, presidente della Provincia, Assindustria, Confartigianato e Cna, Cgil, Cisl e Uil.  Al tavolo, gli industriali e le associazioni della piccola impresa si presentano con una richiesta: trovare il modo di fermare l'istanza di fallimento di ErreErre, la società partecipata da Cermec e Delca per trasformare i rifiuti in combustibile, mai entrata in funzione e sommersa da circa 20 milioni di debiti. Sono le imprese che hanno di fatto costruito l'impianto ErreErre - aziende in prevalenza carraresi, con in testa la Vernazza - a spingere perchè la procedura di fallimento venga stoppata. Perchè in gioco ci sono crediti milionari, che rischiano di non poter più incassare.  Ma la prefettura risponde con un "non possumus": l'istanza di fallimento è una procedura giudiziale, non può la prefettura intervenire sulla magistratura.  ErreErre, dunque, prosegue la sua corsa verso il baratro. Il tribunale ha fissato per venerdì la discussione sull'istanza di fallimento presentata da alcuni creditori; scarse le possibilità di accedere al concordato preventivo, più probabile la messa all'asta dell'impianto, costato circa 40 milioni e mai utilizzato. Con il rischio di ripercussioni pesanti anche su Cermec, che di ErreErre detiene il 51%. Un disastro.  Ma la cosa più importante - adesso - è salvare il Cermec.  Davanti al vice prefetto Valerio Massimo Romeo, istituzioni e sindacati si sono presi l'impegno di lavorare per garantire la continuità del servizio svolto dall'azienda pubblica (che è quello di accogliere i rifiuti, trattarli e poi inviarli in discarica). «Un servizio essenziale, specie durante la stagione estiva, quando, con i flussi turistici, la popolazione quasi raddoppia e con essa anche la spazzatura prodotta», spiega il dottor Romeo, sottolineando come «su questo tema si sia registrata la massima collaborazione di tutti».  Cermec, dunque, non "deve" chiudere, non "può" fallire e, nello stesso tempo - questo il secondo impegno assunto dal tavolo - deve garantire il posto di lavoro a tutti i suoi dipendenti.  Il problema è, però, è come riuscire a tradurre in azioni concrete i sacrosanti impegni a garantire il servizio di smaltimento, l'occupazione e anche venire incontro alle esigenze dei creditori (imprese che, anch'esse danno posti di lavoro). Non sarà facile. Sarà necessario un aumento di capitale, si dovrà far in modo che i rifiuti della Lunigiana vengano portati a Cermec (consentendo così di portare da 70 a 100mila tonnellate annue la "produzione"), occorrerà, con ogni probabilità il ricorso al concordato preventivo "in continuità aziendale" con sacrifici per i creditori di Cermec. Poi, un giorno, forse, verrà anche il momento di una riflessione, tutta politica, sulla "malagestio" delle aziende pubbliche nel nostro territorio.

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