Il dolore
Sparò al pusher tunisino: condannato
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Unaula di tribunale (foto darchivio) Il pm Federico Manotti aveva chiesto 14 anni per tentato omicidio Accusa derubricata in lesioni e pena di 4 anni e sei mesi
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MASSA. Il publico ministero Federico Manotti aveva chiesto una condanna a 14 anni di reclusione, ma il giudice per le indagini preliminari Ermanno De Mattia ha derubricato l'accusa da tentato omicidio a lesioni e così Gianni Feletti si è visto infliggere una pena (con il rito abbreviato) di quattro anni e mezzo. Più uno per possesso di droga per fini di spaccio. L'uomo, un quarantenne, l'estate scorsa aveva sparato due colpi di pistola (calibro 7,65) contro un tunisino e lo aveva mandato all'ospedale. Il ventunenne se l'era vista brutta, ma i medici lo avevano considerato fuori pericolo fiin da subito anche perché al pronto soccorso si era presentato sulle sue gambe (da qui le lesioni invece del tentato omicidio). presentava due ferite da arma da fuoco: una alla spalla e l'altra all'altezza del bacino. Non in punti vitali, ma comunque critici, tanto che il chirurgo lo aveva portato subito in sala operatoria per togliere l'ogiva rimasta incastrata nella spalla. E dopo nemmeno 24 ore il giovane era tornato sotto i ferri perché una brutta infezione aveva interessato l'intestino e la sua vita era rimasta appesa a un filo. Mentre i chirurghi lo operavano la squadra mobile indagava. E visto che il tunisino aveva paura di morire ha cambiato la versione dei fatti aiutando gli agenti: il primo giorno aveva detto che a sparargli era stato il fidanzato geloso di una ragazza che aveva incontrato al pontile, il secondo giorno invece aveva detto che a premere il grilletto era stato Feletti per motivi di droga e l'incontro era avvenuto al Pasquilio. E lì la polizia aveva trovato il motorino del tunisino con il casco attaccato al manubrio. E c'era pure il sangue e il proiettile calibro 7,65. A quel punto la polizia si era appostata davanti alla casa del sospettato e aveva atteso di capire le sue mosse. Anche perché Feletti aveva precedenti per droga. Il blitz nell'abitazione di Feletti, mentre l'extracomunitario era sotto i ferri, permetteva di rinvenire la pistola calibro 7,65, legalmente detenuta dal padre del sospetto. L'arma, oltre che dello stesso calibro di quella utilizzata per il ferimento, risultava munita di caricatore in cui mancavano due proiettili. La pistola era stata spedita a Roma per gli esami che avevano accertato senza ombra di dubbio che era stata usata in quell'occasione.
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