Il Tirreno

La telefonata al 113 e la scorta fino all’ospedale. Settanta chilometri (da Fivizzano) con il cuore in gola

A Silvia per nascere serve la polizia

A destra la volante che ha scortato i coniugi arrivati da Fivizzana fino all’Opa; in basso il reparto ostetricia dell’ospedale apuano dove è nata la piccola Silvia
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A destra la volante che ha scortato i coniugi arrivati da Fivizzana fino all’Opa; in basso il reparto ostetricia dell’ospedale apuano dove è nata la piccola Silvia

L'avventura di una coppia lunigianese costretta a partorire all'Opa

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 MASSA. Fivizzano-Massa, settanta chilometri con il cuore in gola e il piede sull'acceleratore perché sta per nascere tua figlia. Ci vogliono nervi d'acciaio, quelli che ha dimostrato di avere lo psicologo Massimo Fregosi, che durante il tragitto ha controllato come stava la moglie e ha chiamato il 113 per farsi scortare fino all'ospedale. E Silvia, 3 chili e mezzo di simpatia, ce l'ha fatta.  La piccola è nata, all'ospedale pediatrico apuano, alle 10.30 di ieri mattina. Cinquanta minuti dopo che il papà aveva messo in moto la sua auto, con targa polacca come la nazionalità della moglie Renata Szymkiewicz. Descritta così la storia però non rende l'idea: tra l'accensione del motore della vettura e il primo vagito di Silvia c'è una storia. Papà Massimo salito a bordo, a Fivizzano, ha iniziato a pigiare sull'accelerator e non ha più smesso.  Una volta in autostrada pensava di essere a metà dell'opera, invece, mentre la moglie si lamentava per le contrazioni sempre più insistenti, ecco le code dei vacanzieri che arrivavano dall'Emilia. Il bivio di Santo Stefano è un muro di lamiere. Per fortuna Fregosi incrocia un vigile urbano (di Mulazzo) e gli spiega la sua situazione: «Venga la faccio passare io», è la risposta. E il primo ostacolo è superato. Lo psicologo chiama anche il 113 e avverte che sta per arrivare a Massa.  L'operatrice del centralino gli dice subito che al casello troverà una volante ad attenderlo e saranno gli agenti a scortarlo. Lui va come il vento, nonostante il traffico, grazie a un fazzoletto giallo che agita per farsi lasciare strada. Altra scelta azzeccata dallo specialista.  Al casello di Massa arriva tanto velocemente che la volante non c'è ancora. Non può aspettarla perché la moglie rompe le acque proprio mentre lui fa scattare il Telepass. Chiama ancora il 113 e l'operatrice gli dice di arrivare alla rotonda di San Francesco. Lo guida lei e lui esegue gli ordini. Fino a trovare i poliziotti che hanno già fermato il traffico in via Marina Vecchia.  La città si blocca per Massimo, Renata e la nascitura. Gli agenti prendono in consegna l'auto di targa polacca e la portano fino all'Opa, dove ci sono già gli infermieri con la lettiga. Giusto il tempo di arrivare in reparto, soffrire per un paio di contrazioni e Silvia lancia il primo urlo. Sono le dieci e trentacinque minuti. È fatta, grazie a papà Massimo però. E a quel pizzico di bravura dimostrato dalle forze dell'ordine (non solo le volanti ma anche il vigile urbano). Bravura che viene premiata con una telefonata di ringraziamento che il babbo psicologo fa alle 11.  Certo che non avere la possibilità di nascere in Lunigiana è davvero un rischio. Bastava un attimo di ritardo, magari un coda un po' più lunga in autostrada, e Silvia sarebbe nata, con tutti i rischi del caso, in quell'auto di targa polacca.  Alle tredici la mamma è già nel suo letto ad aspettare la sua piccolina. Il papà porta il primo abito agli infermieri e racconta la sua avventura ai giornalisti. «Niente foto», dice. È un uomo felice.

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