Il Tirreno

I lavori per il sottopasso prima bloccati dal caso Fermet, poi dalla questione bonifica, ora dalla burocrazia

Il cantiere infinito del Casellotto

Il cantiere infinito del Casellotto

E i cittadini protestano con pale e carriole: la terra la portiamo via noi

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Fermo il cantiere per costruire il sottopassaggio ferroviario al Casellotto, protestano gli abitanti. Il gruppo dei cittadini di Alteta e dintorni che fa parte del comitato Mo Basta si è armato ieri mattina di pale e carriole ed è andato davanti al cantiere per "portare via la terra che impedisce la prosecuzione dei lavori".

«Siamo stanchi, i lavori sono di nuovo fermi, dalla fine di maggio, i rimbalzi di competenze devono finire. Vogliamo certezze, chiederemo incontri con le Ferrovie e con tutti gli organi competenti per il rispetto dei tempi promessi per la fine dei lavori», dice Giancarlo Casotti, consigliere comunale della maggioranza e portavoce del comitato.
«Ad oggi - continua - i tempi sono stati disattesi e non vogliamo pagare per ritardi dovuti solo alla negligenza o alla furbizia di privati o enti pubblici che non vigilano sui modi e sui tempi per la fine dei lavori».

Una storia disarmante quella del sottopasso del Casellotto. L'avanzamento dei lavori è stata a lungo bloccato dal contenzioso tra Fermet e Comune. L'azienda di Alberto Ricciardi è stata "sfrattata" dall'area che occupava proprio per consentire il completamento dell'opera. Fermet se ne è andata ma solo dopo vari rinvii - da dicembre 2010 a marzo e poi a maggio -, polemiche, minacce di "lasciare a casa gli operai" e intervento del prefetto. Quando poi, il 15 maggio l'azienda liberò le aree, si pensava che i lavori sarebbero subito ripresi.
Invece, niente: ruspe ferme, cantiere deserto.

«Un problema legato alla bonifica dei terreni, siamo anche qui in zona Sin - spiega Elena Cordoni, delegata del sindaco che segue la questione per conto dell'amministrazione -: tra il giorno in cui Fermet ha liberato le aree e il 1º luglio c'è stata tutta una serie di operazioni per la messa in sicurezza dell'area che ha coinvolto Arpat, ditte appaltatrici, Rfi, tecnici del Comune, ministero dell'Ambiente. Il fatto è che Fermet doveva consegnarci l'area già bonificata, ma non è stato così».

Dunque, secondo la ricostruzione della Cordoni, i ritardi sono dovuti a questi passaggi burocratico-ambientali. Poi, dal 1º luglio, quando le pratiche per la bonifica sono terminate, si sono aggiunti altri ostacoli: una specie di contenzioso fra Rfi e ditta appaltatrice (la Della Bona di Camaiore) per lo scavo delle terre da bonificare e - riferisce ancora Cordoni - un problema burocratico all'interno di Rfi legato a cambio di dirigenti o funzionari. Ieri, infine, mentre il comitato Mo Basta protestava, c'è stato un incontro tra i dirigenti delle Ferrovie (Rfi) e l'amministrazione. Da cui è uscita una promessa di Rfi: "Le Ferrovia di hanno assicurato che, dalla prossima settimana, i lavori riprendono», dice Elena Cordoni.

«Aspettiamo fiduciosi. Ma siamo pronti a nuove e più dure proteste se il sottopassaggio avrà altri ritardi. Npoi qusta opera l'aspettiamo da 50 anni. È importante per tutta la zona: per gli abitanti e per le aziende. Non vogliamo aspettare ancora».

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