Il Tirreno

«Sono vivo grazie alla cattiva mira dei tedeschi»

«Sono vivo grazie alla cattiva mira dei tedeschi»

Armando Turcolini aveva 13 anni: mi spararono una scarica di mitra

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MOMMIO. Armando Turcolini nel 1944 aveva circa 13 anni. In quel tragico 4 maggio si trovava assieme a un coetaneo sulle alture circostanti il paese, a pascolare le pecore.  «Sono vivo soltanto grazie alla cattiva mira di un soldato tedesco - racconta non senza commozione - il quale, vedendoci arrivare in paese, sparò una raffica di mitra verso di noi. Ricordo ancora la polvere ai miei piedi, alzata dai proiettili di quella scarica: evidentemente o lui aveva sbagliato mira oppure eravamo di un soffio fuori tiro. Sta di fatto che ce la siamo data a gambe, riuscendo a salvarci. Forse da lontano ci aveva scambiato per degli adulti.

Quel giorno i tedeschi rastrellarono tutti gli uomini che trovarono in paese e nelle vicinanze, per poi fucilarli. Stavano cercando dei partigiani che peraltro erano disseminati sulle montagne circostanti. A condurli a Mommio fu un fatto davvero tragicamente casuale: gli americani effettuarono un lancio di armi, munizioni e vestiario, però sbagliando le coordinate e tutto il materiale cadde nel centro del paese. I tedeschi videro cadere i paracadute e vennero velocemente. Alcune persone del paese si erano impossessate del materiale lanciato dagli Alleati e quello segnò l'inizio dell'eccidio dato che i nazisti, durante una successiva perquisizione, scoprirono il tutto».  Il ricordo di Armando Turcolini è indelebile malgrado i 67 anni da allora trascorsi: «Subito presero prigionieri 7 uomini rimasti in paese, gli altri erano già fuggiti sui monti, e li fucilarono. Stessa sorte per quelli che via via trovarono nei pressi. In tutto 20 morti, più un disperso: si trattava di un carabiniere di cui nulla si è più saputo. Non toccarono le donne e i bambini.

Il giorno dopo, il 5 maggio, radunarono in piazza tutta la popolazione rimasta, me compreso, intimandoci di raccogliere quanto potevamo, dato che mezz'ora dopo avrebbero dato fuoco al paese. Cosa che poi fecero».  Momenti terribili, rimasti per sempre impressi nella mente dell'allora tredicenne Armando Turcolini.  Turcolini, come sottolinea il sindaco Paolo Grassi, è una delle poche memorie storiche dell'eccidio di Mommio «per il quale - aggiunge Grassi - il Comune si è sentito in dovere, peraltro come per gli altri compiuti nel Fivizzanese, di costituirsi parte civile».

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