La manifestazione
Accusa e difesa trovano laccordo. La decisione del gup slitta a settembre
Droga a scuola, si patteggia
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Le indagini sullo spaccio nelle scuole erano state fatte dalla Mobile Vendevano stupefacenti tra i banchi: inchiodati dai filmati
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MASSA. Accusa e difesa hanno già concordato quali pene verranno patteggiate, ma il giudice per le udienze preliminarei Ermanno De Mattia ha dovuto rinviare la decisione a settembre perché uno dei legali non aveva la delega. Comunque si è virtualmente concluso il processo ai pusher che rifornivano gli studenti del Nautico Fiorillo di Marina di Carrara. Le pene, che dovranno essere ratificate dal giudice vanno dai tre anni ai 18 mesi. Quella più alta per Paolo Tripodi, 19 anni, studente dell'istituto. Era lui che riforniva gli alunni nel cortile. È stato arrestato a settembre 2010 e da allora è ancora in carcere. Così come Thomas Spurio, 21 anni, in cella dallo stesso periodo e con una pena patteggiata di tre anni. Due anni invece per l'operaio Daniele Gentile, 35 anni, e 18 mesi per Pietro Provenzano. Ma le posizione di questi sono decisamente meno pesanti. Il pubblico ministero Federico Manotti ha accolto le richieste dei difensori, pretendendo però pene adeguate. Tanto che Tripodi e Spurio resteranno in cella, almeno fino a settembre. Un anno esatto dalle manette. Ma le prove raccolte nei loro confronti dalla squadra mobile erano davvero pesanti, con dei video che riprendevano le fasi della compravendita della droga. E i clienti che hanno confermato chi erano gli spacciatori. Tripodi era stato arrestato mentre stava andando a scuola. Aveva salutato i genitori e si era infilato lo zaino sulle spalle: sembrava una giornata come le altre, ma quando ha visto la polizia sotto il portone ha capito che era lì per lui. Quel giorno in manette finì anche Gentile. Per l'accusa i quattro avevano messo in piedi una sorta di supermarket della droga: da loro era possibile trovare di tutto. Ad allertare la procura e le forze dell'ordine, nell'anno scolastico 2009/2010, erano stati alcuni uffici di presidenza delle scuole superiori di Massa e di Carrara. Tra queste c'era anche il professionale frequentato dal diciottenne finito in carcere. A differenza degli altri allarmi, quello di Marina di Carrara era fondato. E così la squadra mobile, guidata da Enrico Tassi, e il commissariato di Carrara, diretto da Giuseppe Mariani, si erano messi alle costole del ragazzo, intercettando il suo cellulare e seguendo i suoi movimenti. Era febbraio quando è partita l'inchiesta, un paio di giorni dopo che il giovane era diventato maggiorenne (per questo non è stato interessato il tribunale dei minori di Genova).
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