La manifestazione
Quando il Pronto soccorso scoppia
Claudio Figaia
Poco personale, attese infinite. Ma arriva il codice giallo per i bambini
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MASSA. Le ultima protesta che arriva da Massa la scrive Ivana Bertoneri su Facebook: «Un cane mi ha morsicato, sono andata al pronto soccorso, erano le 10, codice azzurro,sono uscita alle 14,45... Vergogna!». Ma a Carrara (vedi articolo sotto), succede di peggio. È quotidiano il coro di lamentele per il (mal)funzionamento dei pronto soccorso degli ospedali provinciali. Il dottor Giulio Mucci direttore dei centri di urgenza di Massa, Carrara, Fivizzano, Pontremoli, non lo nasconde: la situazione è critica. E non solo in estate a causa del sovraccarico di turisti. C'è un problema di personale, innanzitutto: «Medici e infermieri sono pochi, troppo pochi», dice chiaro Mucci. Otto i sanitari in dotazione al pronto soccorso di Carrara; altrettanti a Massa; sei a Pontremoli. 24 gli infermieri. Per turni di 24 ore. Il che significa due medici e tre infermieri mattina e pomeriggio e un solo medico dalle 19 all'una di notte, nelle ore cioè in cui si verificano i casi meno «gestibili». Il tutto per far fronte a circa 80mila accessi (leggi persone che si recano al pronto soccorso) l'anno, di cui circa 30mila a Carrara e 35mila a Massa, dove, in estate, si arriva a punte di 180-200 accessi al giorno. «Con forze così ridotte - spiega ancora Mucci (che è anche consigliere comunale a Massa) - è inevitabile che si registrino lunghe attese per i casi meno gravi. Occorrerebbero almeno due medici in più. Ma da quanto apprendiamo dalla direzione, non ci sono risorse. Abbiamo ottenuto, questo sì, un monte ore di lavoro straordinario, sono però gli stessi medici in organico a lavorare di più (fino a 30 ore in più al mese). Chiaro che in una situazione simile i cittadini si sentono abbandonati e si arrabbiano. Abbiamo pensato a re-istituire un punto di accoglienza e di supporto psicologico per chi è in attesa, ma non basta...». Non si tratta, tuttavia, solo di scarsità di personale. «Il fatto è che il pronto soccorso è diventato il fulcro di una serie di interventi che dovrebbero essere affrontati dalle strutture territoriali. Sono i cosiddetti accessi impropri di chi si rivolge al pronto soccorso per aggirare le liste di attesa per determinati esami», spiega Mucci. Cioè: il tuo medico ha chiesto un'ecografia e il Cup ha detto non prima di un mese? Vai al pronto soccorso, accusi un dolore e l'ecografia ti viene fatta subito o entro pochi giorni. Occorre, dunque, per il direttore, «una rivisitazione dei rapporti con la sanità tereritoriale». Il che vuol dire: ridurre gli accessi impropri al pronto soccorso facendo funzionare meglio le altre strutture e facendo sì che i cittadini, per tutta una serie di casi, si rivolgano al medico di famiglia anzichè al pronto soccorso. «Una trasformazione anche culturale che non può essere rinviata - avverte Mucci - non fosse altro perchè il Nuovo ospedale delle Apuane, concepito su un modello di sanità diffusa sul territorio, non sarebbe in grado di reggere a una domanda come quella che devono affrontare oggi i pronto soccorso esistenti: chiuderebbe in tre giorni». A un'altra accusa rivolta al pronto soccorso, quella dei "medici non esperti", il dottor Mucci risponde invece: «Da tre anni, da quando ho la direzione del servizio, non è più così: stiamo costruendo un équipe di specialisti di medicina d'urgenza, utilizzando personale che si è sempre dedicato a questo settore e le nuove specializzazioni attivate di recente. Non ci sono più medici alla prima esperienza». Sulla necessità di un Pronto soccorso pediatrico, infine: «Certo, sarebbe indispensabile, ma pare non ci siano risorse per realizzarlo. Per ovviare al problema abbiamo stabilito che a tutti i bimbi che accedono al pronto soccorso venga assegnato un codice giallo, per ridurre i tempi di attesa e i disagi per i piccoli e le famiglie».
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