Sicurezza
A Carrara gente in coda e attimi di tensione
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Il Pronto soccorso di Carrara Salvadori (Uil): manca del tutto l'accoglienza, così è un disastro
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CARRARA. Gente in coda, che aspetta da ore. Dentro e fuori dal reparto. Una bambina di otto mesi con febbre alta e vomito, che viene fatta entrare subito, ma solo per informare i genitori che al devono portare all'Opa. Tempi di attesa che vanno dalle due fino alle quattro ore e che fanno montare l'esasperazione della gente. Per il Pronto soccorso di Carrara è stato un altro pomeriggio difficile. «Sono tre ore che sono seduta qui - dice una signora che ha portato qui la madre con la febbre alta - Non mi dicono nulla, non ci si può neppure avvicinare, c'è troppa gente in coda». Una donna incinta, che ha accompagnato in reparto il compagno, lo lascia lì da solo: «Troppo caos, mi sento soffocare» dice prima di allontanarsi. E al Pronto soccorso arriva anche Claudio Salvadori, sindacalista della Uil. Per monitorare, la situazione. O meglio rendersi conto - di persona - di quanto sta succedendo in queste ore che, in in molti, gli hanno già descritto come particolarmente difficili. «Basta guardarsi intorno - dice Salvadori - La situazione è drammatica: in estate gli utenti aumentano e il perosnale non è in grado di sostenere così tanta gente. Manca l'accoglienza: l'operatore socio sanitario (Oss) che si occupava di questo aspetto molto delicato e importante, non esiste più da tempo. E così manca il bicchiere d'acqua per chi arriva e sta male, ma anche il sostegno per i parenti che spesso hanno bisogno di essere rassicurati o, semplicemente di poter parlare con qualcuno». A testimoniare che il Pronto soccorso di Carrara è sotot pressione è anche l'addetta al Triage: ossia l'infermiera che ha il compito, delicatissimo, di assegnare il codice con la priorità d'urgenza. Ieri ha lavorato, come al solito, per tutto il pomeriggio da sola e ha dovuto «smistare» una vera e propria piccola folla. E anche fronteggiare la tensione e la rabbia che, molto spesso, accompagnano le lunghe attese. «A volte chiudo la porta con il nastro adesivo - dichiara l'operatrice del Triage - per evitare che la gente mi entri dentro». Una situazione ad alta tensione su cui la Uil continua a chiedere chiarezza all'azienda. A.V.
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